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La CGE si pronuncia sui criteri che ispirano il controllo giurisdizionale delle misure restrittive adottate dal Consiglio

 

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Con le sentenze rese nelle cause C-605/13 e C-630/13 del 21 aprile 2015, Anbouba c. Consiglio dell’Unione Europea, la Corte di Giustizia torna ad occuparsi della legittimità delle misure restrittive di natura amministrativa e del grado di giurisdizionalità delle stesse.

Il sig. Anbouba, imprenditore siriano, adiva la CGE per la riforma della sentenza del Tribunale UE, con la quale era stato respinto il ricorso per l’annullamento della decisione del Consiglio dell’Unione Europea di inserire il suo nome nell’elenco delle persone fisiche che traggono vantaggio e sostengono il regime siriano di Bashar Al-Assad e del conseguente congelamento dei suoi fondi e delle sue risorse economiche.

Il ricorrente in particolare lamentava la violazione da parte Consiglio delle regole relative all’onere della prova per l’utilizzo “di presunzioni di sostegno al regime siriano” a suo carico; secondo il sig. Anbouba tali presunzioni dovevano essere ritenute illegittime non ricorrendo le condizioni per esse enunciate dalla CGE nella sentenza Tay Za c. Consiglio dell’Unione Europea del 2012, che pure il giudice di primo grado aveva puntualmente richiamato.

La Corte articola il suo giudizio in due passaggi. In primo luogo afferma l’illegittimità delle presunzioni utilizzate a giustificazione delle misure restrittive emanate dal Consiglio; in secondo luogo verifica se, nonostante il riferimento alle predette presunzioni, il giudice di primo grado abbia garantito l’effettività del controllo giurisdizionale, che esige segnatamente: a) una verifica dei fatti allegati nell’esposizione delle motivazioni che sottende agli atti controversi, al fine di controllare se tali motivazioni, o almeno una di esse considerata di per sé sufficiente per supportare gli atti stessi, siano fondate; b) una valutazione degli elementi di prova non in maniera isolata ma nel contesto in cui si inseriscono.

Ritiene la CGE che dalle argomentazioni del giudice di primo grado emerge la sostanziale adesione a tali principi. Infatti secondo la Corte: “il riferimento, nella sentenza impugnata, ad una presunzione di sostegno al suddetto regime non è idoneo a pregiudicare la legittimità di tale pronuncia, poiché risulta dalle constatazioni del Tribunale che quest’ultimo ha verificato in modo conforme a diritto l’esistenza di una base fattuale sufficientemente solida a sostegno dell’iscrizione del sig. Anbouba negli elenchi in questione“.

 

Flavio Valerio Virzì

Scarica la sentenza C-605/13

Scarica la sentenza C-630/13

 

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