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Il Rapporto del Senato USA sulla regolazione dell’istruzione

 

 

 

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RECALIBRATING REGULATION OF COLLEGES AND UNIVERSITIES

Report of the Task Force on Federal Regulation of Higher Education

 

 

 

Frutto di una iniziativa del Senato statunitense, il Rapporto, redatto da una Task Force appositamente costituita, analizza il ruolo della regolazione federale rispetto ai servizi scolastici del Paese nordamericano.

Chiave del Rapporto, in generale, è la centralità della scuola all’interno della società, sia per il benessere dei singoli, sia per i benefici economici prodotti dal sistema educativo.

In tale contesto, viene analizzato il tema primario dell’indagine: l’eccesso di regolazione. La normativa secondaria del Department of Education si è estesa al punto, infatti, da richiedere un assestamento e una valutazione d’insieme. Come emerge da analisi documentali, consultazioni pubbliche e dialoghi con esperti, gli effetti sono paradossali: l’Esecutivo “issues official guidance to amend or clarify its rules at a rate of more than one document per work day“. Questo, come si desume anche dal titolo, è il principale esito – e il senso stesso – dell’indagine svolta. Una “giungla di oneri burocratici” (red tape), nella quale gli istituti educativi si perdono; un eccesso di attività regolatoria arrivata al punto di mettere a rischio “the ability of colleges and universities to serve students and accomplish their missions“.

Di qui, l’individuazione delle norme da eliminare o riformare, perché ultronee, non attinenti all’oggetto dell’educazione, della sicurezza degli studenti. Parte dell’indagine esplora poi l’inefficienza finanziaria, le misure controproducenti di micromanagemnent, la sovraesposizione delle informazioni che “inondano” letteralmente gli utenti.

Non mancano, infine, specifiche proposte. In generale, si chiede al Government Accountability Office di controllare la metodologia regolatoria. In dettaglio, la Task Force ha elaborato alcuni Guiding Principles, tra cui: delimitazione chiara della materia; compensibilità e chiarezza dei testi; coerenza con la normativa primaria; analisi dei costi e degli oneri amministrativi; applicazione effettiva dei meccanismi di “notice-and-comment”, previsti dall’Administrative Procedure Act, per le policy più significative. Il Department of Education, poi, dovrebbe compiere tutti i passi necessari per assicurare la compliance, da parte delle istituzioni, delle policy adottate. Devono essere indagati, quindi, i “costi istituzionali” della compliance, creazione di safe harbors e, in generale, l’elaborazione di “better practices” da parte del Department.

Sul piano ricostruttivo, la regolazione del settore dell’istruzione assume – almeno in linea teorica, un valore di “gestione” (stewardiship), in grado di orientare l’attività e assicurare la compliance, soprattutto da parte delle istituzioni che riconoscono l’importanza della normativa federale quanto a determinazione degli investimenti.

Ne emerge una riflessione che concerne non solo il sistema scolastico, ma della regolazione settoriale, considerata affatto secondaria per garantire un efficiente servizio educativo, che però deve fuggire dall’imporre obiettivi eccessivi, troppo costosi o difficili da attuare. La complessità del disegno d’insieme, che contemperi le linee del centro con la periferia, si conferma una costante della interazione dei livelli di governo e richiede, dunque, regole adatte (“smarter rules“) mirate al miglioramento delle condizioni del servizio offerto ai destinatari ultimi: gli studenti.

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Bruno Carotti

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