Giustizia e amministrazione

Violenza domestica: la Corte di Strasburgo condanna l’Italia

CEDU

Con decisione del 2 marzo 2017 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per non aver adeguatamente protetto una donna dalla violenza del marito, violenza ripetuta negli anni, più volte segnalata, ed infine causa della morte del figlio e del tentato omicidio della stessa donna.

In particolare i giudici di Strasburgo, in considerazione dell’eccessivo lasso temporale intercorrente tra la denuncia della donna e l’avvio del procedimento penale (sette mesi), hanno ritenuto violati gli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della CEDU, poiché l’inerzia delle Autorità domestiche aveva di fatto privato la denuncia di qualsiasi effetto, creando quella situazione di impunità responsabile della reiterazione degli atti di violenza.

Nell’opinione della Corte, è mancato da parte delle Autorità italiane un effettivo supporto alla donna, poiché non si è tenuto adeguatamente conto della sua vulnerabilità morale, fisica e materiale, né è stata effettuata una valutazione sul rischio che episodi così gravi potessero ripetersi all’interno del nucleo familiare. Trattandosi di “violenza di genere”, la Corte ha ritenuto altresì sussistente la violazione dell’articolo 14 della CEDU (divieto di discriminazione), condannando l’Italia al pagamento di 30.000 euro per i danni non patrimoniali e 10.000 per le spese processuali.

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