Amministrazione e mercato

Sulla legittimità costituzionale della pubblicazione dei redditi dei dirigenti sul sito internet dell’Amministrazione

Il Tar Lazio, sez. I quater, ord., 19 settembre 2017, n. 9828 ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1 bis e comma 1 ter, d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33, inseriti dall’art. 13, comma 1, lett. c), d.lgs. 25 maggio 2016, n. 97, nella parte in cui prevedono che le Pubbliche amministrazioni pubblichino i dati di cui all’art. 14, comma 1, lett. c) ed f) dello stesso decreto legislativo anche per i titolari di incarichi dirigenziali, per contrasto con gli artt. 117, comma 1, 3, 2 e 13 Cost.

Tale disposizione normativa sarebbe violativa degli artt. 7, 8 e 52 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dell’art. 6 del Trattato UE, dell’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, dell’art. 6 della direttiva 95/46/CE, dell’art. 5 del Regolamento 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, da applicarsi negli Stati membri a decorrere dal 25 maggio 2018, nonché degli artt. 117, 3, 13, 2 Cost..

Il Tar, ritenendo la questione non manifestamente infondata, ha ricordato che i principi di proporzionalità, pertinenza e non eccedenza costituiscono il canone complessivo che governa l’equilibrio del rapporto tra esigenza, privata, di protezione dei dati personali, ed esigenza, pubblica, di trasparenza.

Tutto ciò premesso, esso ha ritenuto che l’equiparazione dei dirigenti pubblici con i titolari di incarichi politici, originari destinatari della prescrizione di cui all’art. 14, comma 1, d.lgs. n. 33 del 2013, non è del tutto corretta.

Infine, i giudici hanno escluso che la disposizione cointestata sia suscettibile di essere disapplicata per contrasto con normative comunitarie, posto che non è individuabile una disciplina self-executing di tale matrice direttamente applicabile alla fattispecie oggetto di giudizio.

Occorre precisare che, concretamente, erano stati impugnati, dinanzi al Tar Lazio, i  provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali che hanno dato applicazione alla suddetta norma di cui all’art. 14, comma 1 bis, d.lgs. 14 marzo 2013, n.33.