Amministrazione e mercato

L’accordo Privacy Shield in cerca di miglioramenti

 

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Si è svolto il primo incontro annuale per la revisione del Privacy Shield (prevista nello stesso accordo).

L’Accordo sostituisce il precedente Safe Harbour del 2000 della Commissione europea, su cui era caduta la scure della Corte di Giustizia con la sentenza resa nel celebre caso Schrems c. Facebook (su cui v. la nota a sentenza di B. Carotti, Il caso Schrems, o del conflitto tra riservatezza e sorveglianza di massa).

Anche a valle dell’incontro tenutosi a Washington con le Autorità statunitensi (Department of Commerce), con le imprese e con alcuni garanti europei per la protezione dei dati personali, la Commissione rende noto che sono in corso alcuni miglioramenti dell’accordo.

In particolare, si intende svolgere le seguenti attività: svolgere una periodica attività di ricerca sul settore e i soggetti interessati; promuovere una maggiore sensibilizzazione sul tema; istituire meccanismi di reclamo per i cittadini; assicurare una forma estesa di tutela per i cittadini non americani, assicurare una stretta collaborazione tra le Autorità europee e statunitensi.

Gli incontri confermano, in generale, la linea d’azione tracciata con l’Accordo del 2016 ma, allo stesso tempo, ma necessità di apportare diversi miglioramenti.

 

Leggi il comunicato sul sito della Commissione europea, con annessa documentazione