Diritti fondamentali

Una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla riduzione in schiavitù

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Con sentenza emessa in data odierna nel caso L.E. c. Grecia, la Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso di una cittadina nigeriana nei confronti dello stato ellenico per violazione degli articoli 4, 6 e 13 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

La ricorrente era una donna nigeriana entrata illegalmente nel territorio greco dietro la promessa di un lavoro e costretta a prostituirsi per oltre due anni dallo stesso individuo che ne aveva favorito l’ingresso.

Nella propria azione innanzi alla Corte di Strasburgo, la ricorrente sosteneva di essere stata vittima di tratta di esseri umani, e che lo Stato greco era venuto meno ai propri obblighi in materia di protezione quale vittima di tale reato. Invocando l’articolo 6 § 1 (diritto ad un equo processo entro un termine ragionevole) e 13 (diritto ad un ricorso effettivo), si doleva della durata del procedimento penale (in cui si era costituita parte civile) nei confronti dei soggetti che l’avevano introdotta nel territorio greco e costretta a prostituirsi, affermando che, al momento dei fatti, in Grecia non vi era un rimedio adeguatamente efficace e celere per ottenere giustizia.

La Corte ha riconosciuto alla ricorrente una somma pari a 15.000 euro.