Diritti fondamentali

I limiti del diritto all’oblio: un provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali

garante_privacy_21Il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato un provvedimento in materia di diritto all’oblio, a seguito del ricorso di un ex consigliere comunale volto alla rimozione di alcuni url dal motore di ricerca Google ove erano reperibili informazioni su una vicenda di carattere giudiziario che lo aveva interessato.

Con il provvedimento qui pubblicato, il Garante, richiamando le “Linee Guida del Gruppo di lavoro Articolo 29, ha:

RILEVATO (…) che elemento costitutivo del diritto all’oblio è il trascorrere del tempo rispetto al verificarsi dei fatti oggetto delle notizie rinvenibili attraverso l’interrogazione dei motori di ricerca e che, anche laddove sussista, tale elemento incontra tuttavia un limite quando le informazioni per le quali viene invocato risultino riferite a reati gravi dovendo le relative richieste di deindicizzazione essere valutate con minor favore dalle Autorità di protezione dei dati pur nel rispetto, comunque, di un’analisi caso per caso (punto 13, delle Linee Guida);
CONSIDERATO che, nonostante il decorso di un certo lasso di tempo dai fatti oggetto delle notizie di cui si chiede la deindicizzazione, la definizione della relativa vicenda giudiziaria a carico del ricorrente è effettivamente intervenuta solo in un’epoca recente, a seguito di una sentenza di “patteggiamento” pronunciata nel 2012;
RILEVATO che i fatti narrati negli articoli rinvenibili attraverso gli URL tuttora indicizzati dalla resistente riguardano crimini di particolare gravità, posto che si riferiscono al coinvolgimento del ricorrente, in associazione delittuosa con altri e con ruolo non da comprimario, in reati contro la Pubblica amministrazione, quali la corruzione e la truffa, perpetrati a danno della sanità regionale negli anni 2004-2006, mediante l’illecita sottrazione di ingenti risorse finanziarie pubbliche;
CONSIDERATO inoltre che tali Url rimandano ad articoli pubblicati fra il 2006 e il 2015 relativi ad una maxi inchiesta sulla corruzione a danno della sanità regionale;
RILEVATO che la relativa attualità di alcuni Url dimostra l’interesse ancora vivo ed attuale dell’opinione pubblica nei confronti degli scandali che hanno interessato la sanità regionale negli ultimi anni, anche in considerazione della grave situazione finanziaria in cui la stessa versa attualmente (…)

In conclusione, quindi, il Garante ha dichiarato il ricorso infondato, in considerazione “della particolare gravità dei reati contestati e il breve lasso di tempo (circa 4 anni) trascorso dalla loro definizione processuale“, tale per cui deve ritenersi tuttora prevalente “l’interesse del pubblico ad accedere alle notizie in questione“.

(si ringrazia Silvia Simone per la segnalazione)