Autorità indipendenti

Impugnazione dei provvedimenti regolatori dell’AEEGSI: il Tar Lombardia si pronuncia

Con la sentenza n. 1221/2016 il Tar Lombardia ha affrontato il tema della legittimazione all’impugnazione di atti regolatori delle Autorità indipendenti.

Il Collegio ha esaminato, in primis, la possibilità da parte degli operatori di impugnare direttamente davanti al giudice amministrativo gli atti regolatori dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il gas e il sistema idrico (AEEGSI), dotati di capacità eterointegrativa di contratti già stipulati tra i medesimi operatori.

La controversia originava dal ricorso di un privato cittadino al quale era stato addebitato automaticamente in bolletta un importo, da parte dell’Acea Energia S.p.A., in esecuzione delle delibere della AEEGSI introduttive del cd. corrispettivo CMOR. Tale importo era stato previsto dall’Autorità nell’eventualità del passaggio del cliente moroso ad un nuovo fornitore di energia, con la finalità di indennizzare il fornitore uscente – de facto impossibilitato a realizzare una qualsiasi forma di autotutela contrattuale – del mancato pagamento di quanto dovuto.

In sostanza, si trattava di stabilire se le suddette delibere dell’Autorità, integrative del contratto stipulato tra Acea e ricorrente, stante la previsione dell’obbligo del venditore entrante di porre a carico del cliente il suddetto importo indennitario, potessero essere impugnate o meno dinnanzi al giudice amministrativo.

Il Tar Lombardia, citando precedenti dello stesso Collegio (ex multis TAR Lombardia, Milano, Sez. II, 4 luglio 2014, n. 1748) ha affermato che non vi è mai stato alcun dubbio circa la “possibilità per gli operatori di impugnare innanzi al giudice amministrativo gli atti regolatori dell’Autorità che siano destinati a incidere sui contratti tra di essi intercorrenti, ponendosi quali ulteriori fonti di disciplina del rapporto negoziale”. Alla medesima conclusione si deve pervenire anche laddove la domanda di annullamento provenga dall’altra parte del medesimo rapporto contrattuale integrato dalle decisioni dell’Autorità – ovvero dal cliente finale (e non dal fornitore) – poiché anche in tal caso non può negarsi, nell’opinione del Collegio, la giurisdizione del giudice amministrativo.

Il Tar ha altresì rilevato che, stante la domanda del ricorrente esplicitamente volta all’annullamento – e non alla mera disapplicazione – dei provvedimenti autoritativi dell’AEEGSI, non sarebbe neanche possibile affermare la giurisdizione del giudice ordinario sulla base della tesi prospettata dalla società resistente, secondo cui il petitum di parte ricorrente avrebbe riguardato esclusivamente la “regolazione di partite economiche relative al rapporto individuale di utenza con la stessa Società”.

I giudici hanno del resto affermato che è sempre possibile, in base ai principi generali, chiedere l’annullamento dell’atto normativo, eventualmente impugnandolo assieme all’atto applicativo, se da quest’ultimo dipende l’interesse a ricorrere. Né potrebbe ritenersi preclusa l’azione qualora l’atto applicativo rientri nell’ambito di un’altra giurisdizione, come nel caso di specie.

Difatti il Tar ha rilevato che, sebbene l’atto regolatorio sia stato applicato da un operatore privato come l’Acea, la domanda proposta dal ricorrente, “nella parte in cui è diretta contro i provvedimenti dell’Autorità, non è volta ad azionare situazioni di diritto soggettivo attinenti al rapporto individuale di utenza intercorrente con Acea Energia, bensì la posizione di interesse legittimo nei confronti di atti regolatori dell’Autorità” di cui lo stesso ricorrente, in quanto cliente finale, è destinatario.

Nonostante quanto affermato, il Tar ha dichiarato improcedibili le domande di annullamento dei provvedimenti dell’AEEGSI e respinto la domanda di condanna rivolta contro la stessa Autorità, ritenendo che l’intervenuto annullamento del corrispettivo CMOR nei confronti del ricorrente da parte di Acquirente Unico S.p.A. abbia de facto comportato una sopravvenuta carenza di interesse al ricorso, considerato il carattere non più lesivo delle delibere impugnate.

Né può essere accolta, nell’opinione del Collegio, la tesi difensiva secondo cui sarebbe proprio la capacità eterointegrativa del provvedimento dell’Autorità con riguardo al contratto in essere fra Acea e privato a mantenere inalterata la possibilità di applicazione del corrispettivo CMOR nei confronti del ricorrente o di altri clienti finali. Difatti, al riguardo, il Tar argomenta che la lesione prospettata non può dirsi né concreta né attuale, essendo il ricorrente solo “astrattamente esposto alla possibilità di vedersi nuovamente applicare il CMOR”, nel solo caso di passaggio a nuovo venditore e di maturazione di un debito verso il fornitore uscente. Conseguentemente, solo il venditore ha un interesse concreto e attuale all’impugnazione della delibera a partire dalla sua entrata in vigore, in quanto è il solo che sin da quel momento è tenuto all’applicazione dell’atto regolatorio nei confronti di tutti i clienti finali ed è esposto “alla possibilità di vedersi richiedere in ogni tempo di operare la trattenuta in bolletta del corrispettivo CMOR nei confronti delle proprie – numerose – controparti contrattuali“.

Diversamente, per il cliente finale la possibilità di dover corrispondere il CMOR rappresenta un’eventualità futura ed incerta. Il Collegio ha rilevato difatti che, nel caso in esame, ciò il ricorrente pretendeva di far valere attraverso l’allegazione della persistenza del proprio interesse al ricorrere era “non già un pregiudizio concreto e attuale nei propri confronti – nella specie, insussistente – bensì la lesione dell’interesse collettivo degli utenti, derivante dalla regolazione introdotta dall’Autorità”.

Il Tar ha dunque concluso rilevando che non solo tale lesione avrebbe dovuto essere più correttamente prospettata dalle associazioni a tutela dei consumatori e degli utenti, ma che essendosi realizzata alla data di entrata in vigore delle deliberazioni dell’Autorità introduttive del corrispettivo CMOR, la relativa impugnazione avrebbe potuto eventualmente essere proposta “nei termini decorrenti dalla pubblicazione delle deliberazioni, essendo questa disposta “per legge o in base alla legge”, ai sensi dell’articolo 41, comma 2, cod. proc. amm.”.

 

Si ringrazia Silvia Simone per la segnalazione