Giustizia e amministrazione

Il parere del Consiglio di Stato sul rappresentante unico delle amministrazioni centrali in seno alla conferenza di servizi simultanea

 

Con parere n. 1127 del 27 aprile 2018, la Commissione Speciale del Consiglio di Stato si è espressa sul quesito posto dal Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, circa le modalità di applicazione dell’articolo 14-ter, co. 4, l. 7 agosto 1990, n. 241, come sostituito dall’art. 1, co. 1, del d.lgs. 30 giugno 2016, n. 127, in merito al rappresentante unico delle amministrazioni statali in seno alla conferenza di servizi simultanea.

Sono stati sollevati i seguenti dubbi interpretativi: 1) quale sia l’ambito di applicazione dell’espressione “amministrazioni statali” contenuta nel citato co. 4; 2) se nella conferenza di servizi indetta da un’amministrazione statale il rappresentante unico rappresenti anche l’amministrazione procedente o solamente le amministrazioni statali diverse da quella procedente; 3) quale sia l’ambito di applicazione dell’istituto della conferenza di servizi e più in particolare del rappresentante unico in relazione ai contenuti dell’art. 29-quater del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Codice ambiente); 4) infine, se il rappresentante unico dello Stato, dopo aver reso il proprio parere, possa successivamente modificarlo.

In primo luogo, sono state svolte alcune considerazioni generali di inquadramento della nuova disciplina sull’istituto della conferenza di servizi. In seguito, il Collegio ha esaminato tutte le questioni proposte. Rispetto al primo quesito, è stato affermato che l’ente pubblico non economico può essere presente in conferenza di servizi come soggetto a sé stante, ciò per ragioni teleologiche e di interpretazione letterale (art. 1, co. 2, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165).

In secondo luogo il Collegio, dopo aver specificato  il ruolo dell’amministrazione procedente, ha affermato che per evitare confusioni occorre tenere distinti i ruoli del rappresentante unico delle amministrazioni statali e dell’amministrazione statale procedente, anche quando quest’ultima sia chiamata a esprimere atti di assenso, pena uno sdoppiamento delle funzioni in capo allo stesso soggetto difficilmente comprensibile. Tuttavia, non si può escludere che si possa giungere a configurare un rappresentante unico completamente coincidente anche con l’Amministrazione procedente, mancando una norma che lo vieti espressamente. Anzi, il Collegio ha evidenziato che, nell’ottica di semplificazione e velocizzazione dei procedimenti, è possibile che si giunga a tale risultato. La Commissione ha osservato, inoltre, che la possibilità di riunione nella stessa persona fisica delle funzioni di autorità procedente, ovvero di responsabile unico di procedimento, e di quelle di rappresentante unico delle amministrazioni statali non va esclusa anche nel caso in cui l’amministrazione statale procedente e quelle chiamate ad esprimere un atto di assenso siano diverse. Un divieto sussisterebbe solo nell’ipotesi di conflitto di interessi fra le due posizioni, conflitto da valutare però nel caso concreto.

In terzo luogo, per quanto riguarda l’ambito di applicazione della conferenza di servizi e in particolare del rappresentante unico nel caso previsto dell’art. 29-quater del d.lgs. n. 152/2006, è stato affermato che oggetto della conferenza di servizi è l’originaria domanda dell’interessato al rilascio dell’AIA, mentre la “proposta” dell’ISPRA rappresenta uno degli apporti istruttori necessari per decidere, e non come tale l’oggetto della conferenza stessa. Il termine “proposta”, riferito ad un atto di avviso qualificato e contrapposto a quello di “parere”, utilizzato per l’apporto dell’Agenzia regionale ovvero provinciale, può trovare giustificazione in base alla diversa natura dei soggetti coinvolti, dato che l’ISPRA è un ente non economico statale, mentre le agenzie sono articolazioni degli enti locali di rispettivo riferimento. Ne consegue, pertanto, che l’ISPRA ha pieno titolo per partecipare alla conferenza con un proprio rappresentante, distinto dal rappresentante unico delle amministrazioni statali.

Infine, il Collegio ha risposto positivamente alla possibilità che il rappresentante unico dello Stato, dopo aver reso il proprio parere, lo modifichi. Il “rappresentante” unico non sarebbe tale se non dovesse prendere conoscenza del punto di vista delle amministrazioni che rappresenta e farsene portavoce nel corso della conferenza, pur non costituendo un mero “nuncius” delle medesime. Secondo la Sezione ne consegue che, pur nel silenzio della norma, il rappresentante è tenuto a sentire le amministrazioni prima che la conferenza si svolga, anche al fine di stabilire i margini operativi del suo agire. È però possibile che nel corso della conferenza altre amministrazioni presenti rendano noti elementi nuovi, che richiedano una valutazione ulteriore. In tal caso, il rappresentante dovrà comunicare quanto emerso alle amministrazioni interessate, consultandole velocemente, e tener conto dei rilievi ulteriori che esse dovessero formulare. Non si avrebbe tuttavia un “nuovo parere”, ma semplicemente una modalità ulteriore di giungere all’unico atto di assenso rilevante, ovvero quello che risulta dal verbale conclusivo della conferenza, che in ipotesi si chiuderebbe solo dopo aver dato al rappresentante unico la possibilità di consultarsi ulteriormente con le amministrazioni rappresentate. Il tutto dunque, secondo il Collegio, va valutato in concreto, caso per caso.

 

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