Giustizia e amministrazione

Corte costituzionale: processo amministrativo e competenza del Tar Lazio

 

 

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La Corte costituzionale si è pronunciata sul Codice del processo amministrativo e ha dichiarato l’incostituzionalità della norma (art. 135, comma 1, lett. q-quater) che attribuiva alla competenza inderogabile del Tar Lazio, sede di Roma, le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti emessi dall’autorità di polizia relativi al rilascio di autorizzazioni in materia di giochi pubblici con vincita in denaro.

Come si legge nella parte motiva della sentenza, “[l]e controversie previste dalla disposizione impugnata attengono, infatti, a provvedimenti emessi non già da un’autorità centrale, ma da un’autorità periferica, e segnatamente dalla questura, competente al rilascio di autorizzazioni ex art. 88 del r.d. n. 773 del 1931.

È bensì vero che le controversie relative a tali provvedimenti possono presentare profili di connessione con atti di autorità centrali (e in particolare con quelli emessi dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, previsti dalla prima parte della stessa lettera q-quater dell’art. 135, comma 1), ma ciò non esclude il carattere squisitamente locale degli interessi coinvolti nel provvedimento.

D’altra parte, l’accentramento di competenza operato dalla norma impugnata non appare giustificato neppure in ragione delle altre finalità, parimenti dotate di rilievo costituzionale, che questa Corte ha individuato nella «straordinarietà delle situazioni di emergenza (e nella eccezionalità dei poteri occorrenti per farvi fronte)» (sentenza n. 237 del 2007). Al contrario, l’attività oggetto delle autorizzazioni previste dall’art. 88 del r.d. 18 giugno 1931, n. 773, e la natura degli accertamenti che le Questure sono chiamate a svolgere ai fini del rilascio di dette autorizzazioni, non sono qualificate dal carattere della straordinarietà, né dall’esigenza di fronteggiare situazioni di emergenza; va inoltre escluso che la disciplina derogatoria introdotta dalla disposizione censurata si giustifichi in funzione di un peculiare status dei destinatari dei provvedimenti, come tale meritevole di un diverso trattamento“.

Lo scrutinio di costituzionalità viene condotto rispetto all’art. 125 della Costituzione in modo “rigoroso”, per non svuotare di significato, in linea con precedenti decisioni della Corte (sentenza n. 237 del 2007), il principio del decentramento della giustizia amministrativa e della individuazione del giudice di primo grado sulla base del criterio territoriale.

In particolare, per la Corte, occorre accertare

  • che ogni deroga al suddetto principio sia disposta in vista di uno scopo legittimo, giustificato da un idoneo interesse pubblico (che non si esaurisca nella sola esigenza di assicurare l’uniformità della giurisprudenza sin dal primo grado, astrattamente  configurabile rispetto ad ogni categoria di controversie)”;
  • che la medesima deroga sia contraddistinta da una connessione razionale rispetto al fine perseguito”;
  • “e che, infine, essa risulti necessaria rispetto allo scopo, in modo da non imporre un irragionevole stravolgimento degli ordinari criteri di riparto della competenza in materia di giustizia amministrativa» (sentenza n. 159 del 2014 – par. 3.4)“.

 

 

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