Giustizia e amministrazione

Consiglio di Stato e riforma delle banche popolari

Logo Consiglio di StatoLa Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha pronunciato, lo scorso 2 dicembre 2016, un’ordinanza con la quale ha parzialmente sospeso in via cautelare l’efficacia della circolare della Banca d’Italia n. 285 del 17 dicembre 2013 recante “Disposizioni di Vigilanza per le banche. In particolare, sono oggetto della sospensione dei giudici di Palazzo Spada alcune parti della circolare riguardanti l’attuazione della riforma delle banche popolari; tali disposizioni si pongono a valle della nota riforma che ha interessato il settore, operata – in particolare – mediante emanazione del decreto legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito con modificazioni in legge 24 marzo 2015, n. 33.

Occorre premettere che, con separata ordinanza di pari data, il Consiglio di Stato ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1 del richiamato decreto di riforma del comparto delle banche popolare, per i seguenti profili:

a) nella parte in cui prevede che, disposta dall’assemblea della banca popolare la trasformazione in società per azioni secondo quanto previsto dal nuovo testo dell’art. 29, comma 2-ter, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, il diritto al rimborso delle azioni al socio che a fronte di tale trasformazione eserciti il recesso possa essere limitato (anche con la possibilità, quindi, di escluderlo tout court), e non, invece, soltanto differito entro limiti temporali predeterminati e con previsione di un interesse corrispettivo;
b) nella parte in cui, comunque, attribuisce alla Banca d’Italia il potere di disciplinare le modalità di tale esclusione, nella misura in cui detto potere viene attribuito “anche in deroga a norme di legge”, con conseguente attribuzione all’Istituto di vigilanza di un potere di delegificazione in bianco, senza la previa e puntuale indicazione, da parte del legislatore, delle norme legislative che possano essere derogate e, altresì, in ambiti verosimilmente coperti da riserva di legge.

Come noto, il decreto di riforma delle banche popolari sopra ricordato aveva apportato alcune modifiche alle previsioni del testo unico bancario disciplinanti le banche popolari. Nodo cruciale dei dubbi di costituzionalità sollevati dall’ordinanza del Consiglio di Stato è la modifica agli articoli 28 e 29 del TUB che, oltre a prevedere l’obbligo di trasformazione in società per azioni delle banche popolari che abbiano attivi superiori a 8 miliardi di euro, stabilisce che il diritto al rimborso delle azioni nel caso di recesso – anche a seguito di trasformazione in società per azioni – può essere limitato «secondo quanto previsto dalla Banca d’Italia, anche in deroga a norme di legge, laddove ciò è necessario ad assicurare la computabilità delle azioni nel patrimonio di vigilanza di qualità primaria (c.d., CET 1, ndr) della banca».

Il provvedimento di sospensione della circolare dell’Autorità di Vigilanza origina dai ricorsi (riuniti nel giudizio innanzi al Consiglio di Stato in virtù della connessione oggettiva e, parzialmente, soggettiva) presentati da numerosi soci delle maggiori banche popolari italiane avverso tre pronunzie della Terza Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (nn. 6548/2016, 6544/2016 e 6605/2016) concernenti le modifiche al testo unico bancario relative alla disciplina delle banche popolari e l’aggiornamento della richiamata circolare della Banca d’Italia n. 285 del 17 dicembre 2013.

Nel pronunciare la propria ordinanza sospensiva, il Consiglio di Stato ha rilevato che la circolare della Banca d’Italia appare affetta, prima facie, da due tipologie di vizi.

In primo luogo, si riscontrerebbero vizi correlati ai profili di non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevata con la separata ordinanza sopra citata; ciò, in particolare, laddove la circolare dell’Autorità di vigilanza disciplina l’esclusione del diritto al rimborso, prevedendo l’obbligo di modificare le clausole statutarie attribuendo “all’organo con funzione di supervisione strategica, su proposta dell’organo con funzione di gestione, sentito l’organo con funzione di controllo, la facoltà di limitare o rinviare, in tutto o in parte, e senza limiti di tempo, il rimborso delle azioni del socio uscente e degli altri strumenti di capitale computabili nel CET1, anche in deroga a disposizioni del codice civile e ad altre norme di legge”.

In secondo luogo, la circolare n. 285 sarebbe affetta da vizi propri, stante i) l’attribuzione agli organi della società interessata dal recesso del potere di decidere l’esclusione del rimborso da concedere al socio recedente della propria quota, ii) l’attribuzione all’autonomia statutaria societaria del potere di introdurre “deroghe a disposizioni del codice civile e ad altre norme di legge”, e iii) l’introduzione di un limite alla possibilità per la società holding rinveniente dalla trasformata banca popolare di detenere una partecipazione totalitaria o maggioritaria nella s.p.a. bancaria, ovvero tale da rendere possibile l’esercizio del controllo nella forma dell’influenza dominante, pur in mancanza di un’esplicita base legislativa e non rinvenendosi carattere di necessarietà di tale condizione in un’ottica di realizzazione degli obiettivi della riforma.

La redazione del Sito IRPA