Giustizia e amministrazione

Giudizio di ottemperanza e ricorso per reclamo: una recente pronuncia del Tar Campania

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Con una recentissima pronuncia, il Tar Campania affronta il tema del ricorso per reclamo al giudice dell’ottemperanza ex art. 114, comma 6, c.p.a.  I giudici amministrativi, richiamando una precedente decisione del Consiglio di Stato (Sez. VI, n. 4299/2015), hanno chiarito che tale strumento costituisce l’unico rimedio apprestato dall’ordinamento alle parti per l’impugnativa degli atti del commissario ad acta una volta che il giudizio si è concluso con il giudicato. La scelta del Codice del processo amministrativo al riguardo è stata quella di qualificare il commissario ad acta quale ausiliario del giudice e di ricondurre, quindi, alla giurisdizione “esecutiva” l’impugnazione dei suoi atti, senza che rilevi la distinzione, proposta in passato, fondata sulla sussistenza o meno di margini di discrezionalità lasciati dal giudicato. La natura di ausiliario del giudice troverebbe conferma, inoltre, nell’art. 21 c.p.a., che definisce espressamente in tali termini la figura del commissario ad acta e conseguentemente prevede la possibilità che possa essere ricusato dalle parti per i motivi indicati nell’art. 51 del codice di procedura civile. Questa conclusione (e il conseguente definitivo superamento della teoria mista formatasi in passato) è ulteriormente avvalorata anche dalla modifica recata dal c.d. primo correttivo (d.lgs. n. 195 del 2001) al comma 6 primo periodo, dell’art. 114 c.p.a., consistente nell’espunzione dell’aggettivo “esatta” riferito all’ottemperanza: per effetto della elisione, il giudice dell’ottemperanza “conosce” oggi “di tutte le questioni relative all’ottemperanza”. La ratio della modifica apportata può identificarsi, a parere dei giudici di prime cure, nella intenzione di chiarire il superamento della teoria mista e di concentrare dinnanzi al giudice dell’ottemperanza ogni questione concernente gli atti commissariali, ancorché i vizi che vengano dedotti non si identifichino con i profili di contrasto rispetto alle pregresse statuizioni giurisdizionali (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 14 febbraio 2012, n. 709). Il reclamo, quindi, è l’unico mezzo processuale che l’ordinamento consente (almeno per chi è stato parte del giudizio conclusosi con il giudicato) per contestare gli atti del commissario ad acta, a prescindere dalla maggiore o minore ampiezza della discrezionalità di cui dispone nell’esecuzione del giudicato.

 

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