Diritto amministrativo europeo

Lotta alla criminalità e al terrorismo: in vigore l’ordine europeo di indagine penale

commissione-europea1

Il 22 maggio è scaduto il termine per il recepimento della direttiva 2014/41/EU, che prevede lo strumento dell’ordine europeo di indagine penale (“European Investigation Order“) con l’obiettivo di semplificare il lavoro delle autorità giudiziarie nella richiesta di prove situate in un altro Paese europeo.

Queste le parole di Věra Jourová, Commissario per la Giustizia: “Criminals and terrorists know no borders. Equipping judicial authorities with the European Investigation Order will help them cooperate effectively to fight organised crime, terrorism, drug trafficking and corruption. It will give judicial authorities access to evidence quickly wherever it is in the EU. I call on all Member States to implement it as quickly as possible to improve our common fight against crime and terrorism. In June we will also discuss with Member States solutions to facilitate the collection and exchange of e-evidence. It is time to fully modernise the tools available to judicial authorities to conduct investigations“.

L’ordine europeo di indagine penale è basato sul mutuo riconoscimento, ovvero ogni Paese membro è obbligato a riconoscere ed attuare la richiesta di un altro Paese, come farebbe se la decisione fosse presa dalle proprie autorità.

Questi i principali vantaggi del nuovo strumento:

i) si tratta di uno strumento a più ampio raggio, che permette di coprire l’intero processo di raccolta delle prove (dal sequestro probatorio al trasferimento delle prove), sostituendo un sistema precedente estremamente frammentato;

ii) stabilisce tempi molto stretti per la raccolta delle prove: gli Stati membri dispongono di 30 giorni di tempo per decidere se accettare la richiesta o meno. In caso positivo, il termine per condurre le relative azioni investigative è di 90 giorni. Ogni ritardo verrà riferito al Paese che ha emesso l’ordine.

iii) limita la possibilità di rifiutare le richieste: i Paesi riceventi possono rifiutarsi di eseguire l’ordine solamente in casi determinati, i.e. la richiesta confligge con i principi fondamentali di legge o danneggia gli interessi di sicurezza nazionali;

iiii) riduce la documentazione necessaria alla ricerca delle prove, prevedendo form standard;

iiiii) protegge i fondamentali diritti di difesa; le autorità emittenti l’ordine devono valutare la proporzionalità e necessarietà delle misure investigative richieste. Tale ordine deve essere emesso o validato – in conformità con le norme di procedura penale dello Stato richiedente –  da un’autorità giudiziaria, su istanza dell’indagato, imputato o, per loro conto, di un avvocato. Gli Stati membri devono assicurare rimedi legali equivalenti a quelli dati ai propri cittadini in casi simili.

Prossima tappa l’8 giugno, quando la Commissione Europea presenterà nuove soluzioni per migliorare l’accesso transfrontaliero alle prove elettroniche.

 

DIRECTIVE 2014/41/EU regarding the European Investigation Order in criminal matters

European Commission – Press release