Ambiente

Finanza sostenibile: una nuova stagione di intervento pubblico nell’economia?

Min_AmbienteNel febbraio 2016, è stata lanciata l’iniziativa del “Dialogo Nazionale per la Finanza Sostenibile“, volta a identificare opzioni concrete di mercato e di politiche per stimolare il sistema finanziario italiano nella direzione dello sviluppo sostenibile e dell’azione di contrasto al cambiamento climatico. Il progetto, promosso dal Ministero dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare, in collaborazione con il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UN Environment), si è articolato attraverso analisi condotte da otto gruppi di lavori coordinati da operatori ed esperti del settore finanziario, e ha condotto alla pubblicazione di un rapporto.

Dalla lettura del rapporto, emerge il crescente livello di consapevolezza e di iniziativa tra le istituzioni finanziarie nei mercati bancario, assicurativo, di gestione del risparmio e dei capitali, in relazione alle problematiche di sostenibilità nelle strategie e nei processi decisionali del settore. Al contempo, si evidenzia il permanere di importanti barriere allo sviluppo di buone pratiche. Il Dialogo ha quindi individuato 18 azioni specifiche, articolate in quattro aree:

1) Quadro politico: si individuano cinque azioni specifiche che dovranno essere intraprese da attori istituzionali centrali. In particolare:

  • il Governo sarebbe chiamato a “definire un complesso di azioni per rafforzare il ruolo della finanza come motore di sviluppo sostenibile “;
  • la Cassa Depositi e Prestiti potrebbe “sistematizzare il proprio mandato per lo sviluppo sostenibile in un quadro coerente di politiche e di processi e rinforzare la propria responsabilità verso tutti gli stakeholders. Un’attenzione specifica potrebbe essere dedicata al finanziamento dell’efficienza energetica e delle infrastrutture sostenibili“;
  • la politica fiscale dovrebbe essere riformata in modo da “rimuovere, progressivamente ma con rapidità e certezza, i sussidi ambientalmente dannosi, a partire dal settore dell’energia“, con la parallela promozione di un dibattito a livello europeo volto a definire i “corretti segnali di prezzo da dare ai consumatori“;
  • la Banca d’Italia e gli altri regolatori dei mercati sarebbero chiamati a “utilizzare il patrimonio di informazioni e di conoscenza di cui dispongono per valutare le implicazioni del cambiamento climatico sull’economia e sul sistema finanziario italiani e suggerire misure per la diffusione delle buone pratiche da parte degli operatori finanziari“;
  • la finanza sostenibile andrebbe inclusa nelle attività di cooperazione promosse dall’Italia con le economie in via di sviluppo.

2) Innovazione finanziaria: vengono indicate 5 azioni tese a stimolare l’innovazione in aree prioritarie quali:

  • le PMI, nel tentativo di integrare le tradizionali forme di finanziamento bancario per le PMI attive nella green economy con altri sturmenti finanziari più sofisticati con un orizzonte di lungo periodo;
  • il mercato immobiliare, con l’obiettivo di migliorare la qualità degli edifici e aumentare il livello di sicurezza verso le catastrofi naturali;
  • i green bonds, ovvero “obbligazioni verdi” cui sarebbe opportuno consentire l’accesso da parte di piccoli emittenti e piccoli investitori;
  • le assicurazioni, con la defizione di “uno schema nazionale per la copertura dei rischi di catastrofe naturale legati ai cambiamenti climatici, in particolare per l’edilizia residenziale, utilizzando strutture tradizionali e non tradizionali di riassicurazione“;
  • le tecnologie pulite, nello sforzo di valorizzare il ruolo dell’Italia all’interno dell’iniziativa “Mission innovation“.

3) Infrastrutture di mercato: il rapporto indica quattro azioni volte a migliorare la trasparenza e la governance delle infrastrutture di mercato, tra cui l’innalzamento del livello di trasparenza dei mercati quotati e delle strategie di investimento in chiave green.

4) Creazione di conoscenze: si indicano quattro azioni dirette a rafforzare la capacità, la consapevolezza e le conoscenze dell’opinione pubblica, delle Autorità di vigilanza e degli altri stakeholders coinvolti nell’industria finanziaria, in materia di rischi ambientali e ruolo che consumatori e investitori possono svolgere per influenzare il lato dell’offerta sui mercati.

Nel rapporto, infine, si propone di mantenere elevata l’attenzione sul tema attraverso la creazione, a livello nazionale, di un Osservatorio sulla Finanza Sostenibile, chiamato ad assicurare continuità al lavoro avviato dal Dialogo Nazionale, attraverso un’attività di promozione, coordinamento e monitoraggio delle azioni suggerite nel rapporto, nonché di stimolo nei confronti di tutti gli attori dell’industria finanziaria. Si tratterebbe di uno schema che, sul modello delle iniziative di Green Financial Centre Initiative francesi e inglesi, dovrebbe porsi l’obiettivo prioritario di rendere il mercato finanziario italiano più innovativo, dinamico e attrattivo in termini di sostenibilità.

Le prospettive indicate nel rapporto delineano all’orizzonte la riemersione del tema dell’intervento pubblico nell’economia in senso promozionale. Molte delle azioni indicate dal Dialogo, infatti, dovrebbero tradursi in concrete azioni a regìa pubblica o para-pubblica nelle quali, fermo l’obiettivo centrale dell’innovazione sostenibile del sistema finanziario, si perseguirebbe “a cascata” una transizione verso un modello economico di sviluppo del tessuto produttivo nazionale in senso “verde”.

Emergono, in prospettiva, almeno tre potenziali aspetti di interesse per la conduzione di un’analisi di tali forme di interventismo pubblico 2.0: il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti e delle amministrazioni regionali e locali nell’ottica di un finanziamento selettivo e, soprattutto, orientato delle iniziative; la tendenza allo sviluppo di soft law measures da parte dei regolatori, con il coinvolgimento – quindi – delle autorità tecniche di vigilanza nel settore finanziario in un più vasto progetto di tipo politico; la conglobazione e convergenza verso il perseguimento dell’obiettivo della sostenibilità del settore finanziario di politiche e obiettivi altri (ad es., l’innovazione digitale del settore finanziario; il risanamento e la tutela del patrimonio immobiliare).

Giuseppe Sciascia