Ambiente

Corte costituzionale: Regioni e gestione dei rifiuti

La Corte costituzionale, con la sentenza 2 dicembre 2013, n. 285, ha dichiarato illegittima la norma della Regione Valle d’Aosta, approvata in seguito a referendum propositivo, che vietava, in tutto il territorio regionale, impianti di trattamento a caldo quali incenerimento, termovalorizzazione, pirolisi o gassificazione per la gestione dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali non pericolosi.

La Corte ha ribadito che la gestione dei rifiuti è ascrivibile alla materia della «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema» riservata, ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., alla legislazione esclusiva dello Stato. La Corte ha precisato che in nome di una protezione più rigorosa della salute degli abitanti della Regione medesima, non sono consentiti interventi preclusivi suscettibili di pregiudicare, insieme ad altri interessi di rilievo nazionale, il medesimo interesse della salute in un ambito territoriale più ampio: la comprensibile spinta, spesso presente a livello locale, ad ostacolare insediamenti che gravino il rispettivo territorio degli oneri connessi (secondo il noto detto “not in my back-yard”), non può tradursi in un impedimento insormontabile alla realizzazione di impianti necessari per una corretta gestione del territorio e degli insediamenti al servizio di interessi di rilievo ultraregionale.

Il legislatore regionale è quindi chiamato a somministrare criteri di localizzazione per questi impianti, formulati anche in negativo, ma non può introdurre limitazioni alla localizzazione.