Amministrazione e mercato

Unione bancaria: il rapporto della Banca centrale europea sulla vigilanza nel 2016

BCELa Banca centrale europea ha recentemente pubblicato il rapporto annuale sulle attività di vigilanza, svolte nell’ambito del Single Supervisory Mechanism.

Il report, introdotto da una prefazione del Governatore della BCE Mario Draghi, e da un’intervista a Danièle Nouy, Presidente del Supervisory Board della BCE, si sofferma sui risultati e le sfide affrontate dalla vigilanza unica europea nel secondo anno di attività. Tra le principali fonti di preoccupazione e rischio per i supervisori, vengono segnalati i rischi per la sostenibilità dei modelli di business e la bassa redditività, l’elevato stock di crediti deteriorati (NPL), le incertezze geopolitiche legate soprattutto al processo di uscita del Regno Unito dal mercato unico, e taluni passi ancora incompleti nell’ambito della disciplina sui requisiti di capitale (completamento di Basilea 3) e degli standard contabili internazionali (implementazione dell’IFRS 9).

Il report si sofferma anche sui risultati degli stress test condotti lo scorso anno.

I risultati delle prove di stress hanno mostrato che: il sistema bancario può sostenere l’impatto di tensioni anche più gravi di quelle simulate nella valutazione approfondita del 2014, mantenendo in media lo stesso livello di capitale; i principali fattori alla base delle differenze fra i risultati delle prove di stress nello scenario di base e in quello avverso sono stati: maggiori perdite su crediti, diminuzione del reddito netto da interessi e maggiori perdite da rivalutazione delle posizioni esposte al rischio di mercato; le banche con un merito di credito più basso e quote più elevate di NPL evidenziano in media una performance peggiore in termini di impatto, sia sulle perdite su crediti sia sul reddito netto da interessi; ciò sottolinea l’importanza di risolvere la questione degli elevati volumi di crediti deteriorati.

Sul fronte della cooperazione con le autorità europee e internazionali, il report sottolinea la conclusione di una serie di protocolli di intesa con talune istituzioni (il Single Resolution Board, l’EBA), nonché il rafforzamento delle relazioni con le autorità di taluni paesi appartenenti allo Spazio Economico Europeo per quanto concerne la vigilanza su succursali considerate “significative”.

Con riferimento agli assetti organizzativi, nel report si sottolinea talune difficoltà legate al processo di ravvicinamento della disciplina prudenziale, e, a valle, delle prassi di vigilanza. Si nota al riguardo come, nel corso del 2016, il Consiglio di vigilanza e il Comitato direttivo della BCE

hanno adottato circa 1.800 decisioni mediante la procedura di non obiezione. Come già avvenuto l’anno precedente, molte di queste decisioni hanno riguardato i requisiti di professionalità e onorabilità di esponenti delle banche. In ragione dell’elevato numero di decisioni, la BCE ha introdotto ulteriori misure per snellire il processo decisionale e, in particolare, ha definito un quadro di norme per l’adozione tramite delega di determinati tipi di decisioni di vigilanza.

Il processo decisionale risente ancora dei diversi modi con cui gli Stati membri hanno recepito la direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD IV) negli ordinamenti nazionali. Ciò ha prodotto una frammentazione normativa che ostacola il lavoro della vigilanza bancaria europea volto ad assicurare la parità di trattamento, rendendo inoltre necessario disporre anche a livello centrale di competenze su ciascuno dei 19 diversi ordinamenti legislativi nazionali. Il quadro normativo risulta ancora più frammentato poiché alcuni paesi stanno trasformando prassi di vigilanza non vincolanti in atti giuridici vincolanti. Inoltre, i provvedimenti di recepimento nazionale della direttiva CRD IV e i requisiti regolamentari nazionali che prescindono dal le norme europee hanno contribuito, in alcuni casi specifici, ad avviare un dibattito sull’esatta natura dei poteri di vigilanza in capo alla BCE. Nel 2016, in stretta collaborazione con la Commissione europea, la BCE ha chiarito la ripartizione delle proprie competenze e di quelle delle ANC, identificando i casi in cui la BCE ha la competenza diretta in materia di esercizio dei poteri di vigilanza ai sensi della legislazione nazionale.

Interessante segnalare, ancora, il ruolo della Commissione amministrativa del riesame. Nel report si osserva come nel corso del 2016 la Commissione ha ricevuto otto richieste di riesame di decisioni della BCE in materia di vigilanza; nella maggioranza dei casi, le decisioni assunte dalla Commissione non hanno dato luogo a procedimenti legali innanzi alle corti, rispondendo all’obiettivo di semplificazione delle procedure e dei rimedi sottesso all’istituzione di tale organo interno.

Giuseppe Sciascia