Open access

Open access: i problemi della legge n. 112/2013

 

 

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Si segnala un commento di Roberto Caso alla legge n. 112/2013, in materia di open access, dal quale traspaiono alcuni limiti della normativa, anche attraverso un’analisi comparata delle altre legislazioni, e la necessità di intervenire per riconfigurare il rapporto tra scienza ed editoria. In linea, dunque, con la dichiarazione di Berlino del 2003.

Lo scienziato non è un autore come un altro. È mosso dall’incentivo di accrescere la propria reputazione e non da prospettive di guadagno economico generato dal mercato dei diritti d’autore, il che è confermato dal fatto che l’autore scientifico raramente percepisce guadagni dalla commercializzazione della propria opera.
Forme di compenso come la corresponsione di royalties sono previste solo per alcuni generi letterari: per esempio manualistica, trattatistica e opere divulgative. A questo primo paradosso se ne aggiunge un secondo. Dalla prospettiva dell’autore il sistema si discosta dalle altre forme di editoria.
La maggior parte delle ricerche è finanziata con fondi pubblici. I fondi servono per coprire i costi di creazione della pubblicazione (in questi devono essere ricompresi anche i costi legati al referaggio che generalmente viene prestato gratuitamente dagli scienziati).
I diritti sulla pubblicazione vengono ceduti gratuitamente in esclusiva all’editore. I diritti di accesso e uso vengono poi acquistati sempre con fondi pubblici dalle istituzioni di ricerca tramite le proprie biblioteche.
In buona sostanza, lo Stato paga due volte lo stesso bene”.

 

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