Amministrazione e mercato

La Consulta si pronuncia sul contributo dell’Art

 

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Interessante sentenza della Corte costituzionale, n. 69 del 2017, che interviene in tema di finanziamento delle autorità indipendenti e, nella specie, dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art).

La vicenda origina da una azione promossa dinanzi al Tar Piemonte da società “che esercitano attività connesse con il trasporto (magazzinaggio, distribuzione, logistica, consulenza per la distribuzione, trasporto merci, trasporto espresso, spedizione, brokeraggio doganale, gestione di terminal portuali, handling aeroportuale, corriere espresso), nonché da loro associazioni”. A tutte queste società l’Autorità ha chiesto il versamento del contributo annuale, come previsto dall’art. 37, comma 6, lett. b), del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011.

Tale articolo prevede che « [a]lle attività di cui al comma 3 del presente articolo si provvede come segue: a) agli oneri derivanti dall’istituzione dell’Autorità e dal suo funzionamento, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro per l’anno 2013 e 2,5 milioni di euro per l’anno 2014, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell’ambito del programma “Fondi di riserva e speciali” della missione “Fondi da ripartire” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2013, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri […]; b) mediante un contributo versato dai gestori delle infrastrutture e dei servizi regolati, in misura non superiore all’uno per mille del fatturato derivanti dall’esercizio delle attività svolte percepiti nell’ultimo esercizio. Il contributo è determinato annualmente con atto dell’Autorità, sottoposto ad approvazione da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Nel termine di trenta giorni dalla ricezione dell’atto, possono essere formulati rilievi cui l’Autorità si conforma; in assenza di rilievi nel termine l’atto si intende approvato ».

Il Tar ha sollevato questione di legittimità costituzionale con ordinanza del 17 dicembre 2015, n. 30, per un – a suo giudizio – rilevante e non manifestamente infondato contrasto della disciplina primaria con l’art. 23 Cost., nonché con l’art. 3 Cost., in relazione all’ampia e “indiscriminata” platea dei soggetti obbligati che non permetterebbe di operare le dovute distinzioni tra gli stessi, in relazione alle attività svolte (e, dunque, consentendo di individuare con esattezza i presupposti della contribuzione). La Corte, però, ha ritenuto infondata la questione. Ha ritenuto che la norma che attribuisce all’Autorità il potere di determinare il contributo che i soggetti regolati sono tenuti a versare, “sfugge alle censure di illegittimità costituzionale sollevate dal Tar rimettente“.

Da un lato, è determinata la platea dei soggetti tenuti al contributo. Secondo i Giudici, “la platea degli obbligati non è individuata, come ritiene il rimettente, dal mero riferimento a un’ampia, quanto indefinita, nozione di “mercato dei trasporti” (e dei “servizi accessori”)“; al contrario, infatti, “deve ritenersi che includa solo coloro che svolgono attività nei confronti delle quali l’Art ha concretamente esercitato le proprie funzioni regolatorie istituzionali“.

Dall’altro, vi è una dialettica tra istituzioni (Art, Presidenza del Consiglio e Mef) che consente una valutazione ponderata delle delibere sul contributo. “In questo modo, si legge nella pronuncia“, “la legge organizza un iter idoneo a sviluppare, attraverso la dialettica tra le autorità coinvolte, un confronto tra i vari interessi generali e settoriali, anche di ambito economico. L’intervento del Presidente del Consiglio e del Ministro dell’economia e delle finanze costituisce un significativo argine procedimentale alla discrezionalità dell’Art e alla sua capacità di determinare da sé le proprie risorse“. A viò si aggiunge che la stessa Autorità ha coinvolto le associazioni di categoria nel corso del procedimento che ha condotto alle delibere sul contributo e ne ha dato conto in motivazione. Ebbene, “questo modo di elaborare e motivare atti amministrativi generali […] può considerarsi il portato, giuridicamente doveroso (sentenza n. 41 del 2013), di quella declinazione procedurale del principio di legalità, che è ritenuta dalla giurisprudenza amministrativa tipica delle autorità indipendenti (tra le molte, Consiglio di Stato, sesta sezione, 24 maggio 2016, n. 2182) e rappresenta un utile, ancorché parziale, complemento delle garanzie sostanziali richieste dall’art. 23 Cost.“.

Infine, sono determinati i parametri di riferimento del contributo. Sotto un primo profilo, l’entità delle risorse “è correlata alle esigenze operative dell’Art e corrisponde al fabbisogno complessivo della medesima, risultante dai bilanci preventivi e dai rendiconti della gestione, soggetti al controllo della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale“. Sotto un secondo profilo, ossia “l’identificazione del «fatturato» come base imponibile per la determinazione del contributo da parte dei soggetti obbligati” è una nozione “utilizzata anche in altri luoghi dell’ordinamento“, la quale “ben si presta a essere precisata, con riguardo allo specifico settore di riferimento, in base a criteri tecnici di carattere economico e contabile“. Peraltro, occorre aggiungere, la Corte sembra non apprezzare, sul punto, l’ordinanza di rinvio, che presenta “rilievi dubbiosi e poco e poco perspicui” (in quanto, nel merito, non spiega “perché tale concetto sarebbe più «più opinabile» di quello di «ricavi»“).

In conclusione, “ad un esame sistematico del contesto normativo di riferimento, il potere impositivo dell’amministrazione trova – nella disposizione censurata e nelle altre norme pertinenti, anche di principio – limiti, indirizzi, parametri e vincoli procedimentali complessivamente adeguati ad arginarne la discrezionalità, anche nella prospettiva dei controlli e, segnatamente, dei controlli giurisdizionali (sentenze n. 215 del 1998 e n. 180 del 1996), la cui incisività in concreto è, a propria volta, essenziale per l’effettività dell’art. 23 Cost.“.

Quella resa è una pronuncia che va ad arricchire il ricco quadro giurisprudenziale che si sta formando negli ultimi anni attorno al delicato e complesso tema della contribuzione delle autorità indipendenti.

 

Bruno Carotti

 

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