Contratti pubblici

La Consulta boccia la legge regionale siciliana sugli appalti

Consulta

Con sentenza n.263 del 14 dicembre 2016 la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità costituzionale dell’articolo 19 commi 6, 6 bis, 6 ter e 6 quater della legge regionale siciliana n.12 del 2011, come modificato dalla legge regionale n.14/2015.
La normativa in questione aveva recepito il d.lgs. n.163 del 2006 (di seguito “codice dei contratti”), fatta eccezione per talune norme dichiarate non applicabili, dettando una disciplina in parte derogatoria e in parte integrativa di quella statale.

Difatti, la disciplina regionale in esame si differenziava da quella codicistica sotto vari aspetti:

i) con riguardo all’individuazione della soglia di anomalia delle offerte nei contratti sotto soglia (artt. 122, comma 9, e 124, comma 8, che rinviano all’art. 86), affidata ad un diverso criterio matematico (commi 6 e 6-bis);

ii) in relazione alla previsione dell’obbligo di presentazione, in via preventiva, delle analisi giustificative dell’offerta, qualora quest’ultima presenti un ribasso inferiore al 25 per cento, obbligo che – ha precisato la Corte – in assenza di specificazioni o di legami con i commi precedenti, deve ritenersi riguardare sia gli appalti sopra soglia che quelli sotto soglia (comma 6-ter). Esso, originariamente previsto dall’art.86 comma 5 del codice dei contratti, era stato in seguito eliminato dal d.l. n.78/2009;

iii) demandando a un decreto assessoriale l’individuazione di “non meglio specificate” modalità di verifica per la congruità dell’offerta, in luogo dell’articolato procedimento previsto dagli artt. 87, 88 e 89 del codice.

La questione di legittimità costituzionale promossa dal Presidente del Consiglio dei Ministri aveva segnatamente ad oggetto l’art. 1 della legge della Regione siciliana 10 luglio 2015, n. 14 che, per un tempo limitato (sino al 31 dicembre 2015), aveva sostituito e integrato la precedente disciplina (l’art. 19 della legge della Regione siciliana n. 12 del 2011). In particolare, il ricorrente lamentava la violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione, poiché le norme regionali impugnate regolavano alcuni aspetti della disciplina delle offerte anomale e dei contratti “sotto soglia” in maniera difforme da quanto previsto.
Il ricorso ha fornito alla Corte l’occasione per ripercorrere la propria giurisprudenza in tema di riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni a statuto speciale (e Province autonome) con riguardo alle procedure di scelta del contraente regolate dal codice dei contratti pubblici. La Consulta ha specificato il contenuto dei limiti statutari alla potestà legislativa regionale in materia di lavori pubblici di esclusivo interesse regionale o provinciale, ribadendo che tale competenza – attribuita alle autonomie dai rispettivi statuti speciali (nel caso concreto si trattava dello statuto della Regione Sicilia, regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n.455) – deve comunque essere esercitata nel rispetto della Costituzione, dei principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica, nonché degli obblighi internazionali e delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali.
Dalla riconduzione delle disposizioni codicistiche – considerate tutte (comprese quelle relative ad appalti inferiori alla soglia di rilevanza comunitaria) come “norme fondamentali delle riforme economico-sociali”, nonché norme attuative degli obblighi internazionali nascenti dalla partecipazione dell’Italia all’UE – all’ombrello della “tutela della concorrenza”, (materia rientrante nella competenza legislativa esclusiva statale ex art. 117, comma 2, lett. e)) deriva dunque l’assunto secondo cui le autonomie speciali non possono dettare discipline difformi da esse. Il percorso argomentativo della Corte porta pertanto a tratteggiare la disciplina prevista nel codice dei contratti come parametro interposto, la cui inosservanza si traduce in una violazione dei limiti costituzionalmente posti al legislatore regionale nella disciplina dei lavori pubblici.

In base a tali considerazioni la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 19, comma 6, della legge della Regione siciliana 12 luglio 2011, n. 12 (come sostituito dell’art. 1 della legge della Regione siciliana 10 luglio 2015, n. 14), nonché l’illegittimità costituzionale dell’art. 19, commi 6-bis, 6-ter e 6-quater, della legge della Regione siciliana n. 12 del 2011, come introdotti dalla legge della Regione siciliana n. 14 del 2015.

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Maria Giulia Cutini