Amministrazione e mercato

L’AGCM sanziona ACI

agcm_logo1Con provvedimento assunto nell’adunanza dello scorso 30 novembre, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) ha sanzionato l’Automobil club d’Italia (ACI), ente pubblico non economico che gestisce la riscossione della tassa automobilistica per conto delle regioni convenzionate.

La condotta sanzionata consiste nell’aver imposto ai consumatori spese in caso dipagamento del bollo auto sul sito internet dell’ente con utilizzo della carta di credito nonché in caso di pagamento della stessa tassa automobilistica con carta di debito mediante il circuito PagoBancomat presso le delegazioni ACI dislocate sul territorio.

Particolarmente interessante uno dei passaggi delle memorie difensive presentate da ACI (e dalla controllata ACI Informatica S.p.A.) relativamente alla remunerazione del servizio di riscossione:

Aci Informatica S.p.A. e Automobile Club d’Italia nelle memorie conclusive depositate in atti (…) hanno fatto presente che ad essi, a differenza dei professionisti venditori di prodotti/servizi di libero mercato, non residuerebbe alcun margine per l’eventuale copertura dei costi necessari per il servizio di pagamento elettronico. All’ACI, per il servizio di incasso del bollo auto reso alleRegioni convenzionate, è riconosciuto l’importo fisso di 1,87 euro la cui quantificazione, avvenuta per legge alla fine degli anni ’90, terrebbe conto del solo servizio di riscossione in contanti sul territorio e non delle transazioni elettroniche il cui ingresso, nel settore, è avvenuto molto più tardi. Pertanto, i costi dell’utilizzo di carte di credito, bancomat, ecc., non essendo remunerati dall’importo di 1,87 euro, non possono che essere ribaltati sul contribuente stesso, profilandosi in caso contrario un’ipotesi concreta di danno erariale.

A giudizio dell’AGCM, per contro,

la prospettazione di un danno erariale non sembra tener conto del fatto che l’agente che si attiene ad una previsione di legge (nel caso di specie il divieto di applicare sovrapprezzi per l’utilizzo di determinati strumenti di pagamento) non può essere
chiamato per ciò solo a rispondere di tale comportamento. Peraltro, la natura pubblica di ACI non può ostare all’applicazione della disciplina del Codice del Consumo allorché
la condotta contestata riguardi non già l’attività istituzionale dell’ente, ma piuttosto l’offerta di servizi ad essa connessi, in concorrenza con numerosi altri operatori (uffici postali, banche, agenzie di pratiche auto, tabaccai).

Per la violazione, ACI è stata quindi condannata a pagare un importo pari a 2,8 milioni di euro.

Giuseppe Sciascia

(si ringrazia Silvia Simone per la segnalazione)