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Par condicio e referendum: la delibera dell’AGCOM

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Con delibera 448/16/CONS (pubblicata in G.U. n.237 del 10 ottobre 2016), l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), in attuazione della legge 22 febbraio 2000, n. 28, in materia di par condicio, ha stabilito le regole alle quali la comunicazione politica e l’informazione radiotelevisiva devono uniformarsi in vista della consultazione referendaria del 4 dicembre prossimo, relativa al testo di legge costituzionale recante «Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione».

Il Regolamento AGCM mira a garantire il rispetto dei principi del pluralismo, dell’imparzialità, dell’indipendenza, dell’obiettività e della completezza delle comunicazioni diffuse fino alla data del referendum da parte delle emittenti che esercitano l’attività di radiodiffusione televisiva e sonora privata e della stampa quotidiana e periodica, al fine di assicurare all’elettorato la più ampia informazione sui temi del referendum e sulle modalità di esercizio del voto.

Con particolare riguardo alla radiodiffusione sonora e televisiva tramite emittenti nazionali, per il periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del Regolamento e quella di chiusura della campagna referendaria, la delibera AGCOM fissa regole precise in merito al riparto degli spazi di comunicazione politica, alla trasmissione di messaggi politici autogestiti a titolo gratuito e alle relative modalità di sorteggio e collocazione.

Nei programmi di informazione (come i telegiornali, i giornali radio, i notiziari e ogni altro programma di contenuto informativo, a rilevante presentazione giornalistica, caratterizzato dalla correlazione ai temi dell’attualità e della cronaca) le posizioni dei diversi soggetti politici impegnati a favore o contro il quesito referendario devono, inoltre – secondo quanto previsto dall’AGCOM – essere rappresentate in modo corretto ed obiettivo, evitando sproporzioni nelle cronache e nelle riprese degli stessi soggetti, fatta salva per l’emittente la libertà di commento e critica che, in chiara distinzione tra informazione e opinione, salvaguardi comunque il rispetto delle persone.

I temi oggetto del referendum devono essere poi oggetto di un’adeguata informazione, che assicuri la chiarezza e la comprensibilità dei temi in discussione e delle modalità di esercizio del voto. Qualora in detti programmi assuma carattere rilevante l’esposizione di opinioni e valutazioni politiche riconducibili ai temi del referendum, deve essere complessivamente garantita, nel corso della campagna referendaria, la presenza equilibrata e il contraddittorio tra i soggetti favorevoli o contrari al quesito referendario.
In qualunque trasmissione radiotelevisiva diversa da quelle di comunicazione politica e dai messaggi politici autogestiti, l’AGCOM vieta di fornire, anche in forma indiretta, indicazioni o preferenze di voto relative al referendum.

La delibera stabilisce, altresì, i criteri di trasmissione a cui devono attenersi le emittenti radiofoniche e televisive locali sino alla chiusura della campagna referendaria.
Con riferimento alla stampa quotidiana e periodica l’AGCOM stabilisce, poi, che la diffusione di messaggi politici referendari deve essere preceduta da appositi comunicati, pubblicati sulla stessa testata interessata alla diffusione di messaggi politici referendari, con i quali si dà notizia dell’offerta dei relativi spazi. I messaggi politici dovranno comunque fornire una corretta rappresentazione del quesito referendario ed essere riconoscibili anche mediante specifica impaginazione in spazi chiaramente evidenziati, recando la dicitura «Messaggio referendario» con l’indicazione del soggetto politico committente.

Nel corso della campagna referendaria l’AGCOM svolgerà, anche attraverso i Comitati regionali territoriali competenti (Co.re.com), un’attenta vigilanza attraverso il monitoraggio di ciascuna testata, verificando il rispetto dei principi a tutela del pluralismo da parte di ciascuna, intervenendo con provvedimenti sanzionatori e/o ripristinatori laddove accerti una violazione del principio della parità di trattamento. Detti poteri potranno essere attivati sia d’ufficio che su denuncia di parte.

(a cura di Silvia Simone)