Amministrazione e mercato

La Corte di Cassazione si pronuncia sui contributi per il funzionamento delle autorità indipendenti

logo_CorteSupremaCassazioneCon sentenza n. 19678 del 3 ottobre 2016 le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno confermato che le controversie aventi ad oggetto il pagamento del contributo dovuto per il funzionamento dell’Autorità di regolazione di un determinato settore da parte delle imprese regolate rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell’art. 133, lett. l), c.p.a., e non hanno natura tributaria.

La questione è stata affrontata dalla Corte con specifico riferimento al settore delle telecomunicazioni elettroniche, dopo che la relativa Autorità di regolazione (AGCOM), con istanza di regolamento preventivo di giurisdizione aveva ipotizzato che le controversie aventi ad oggetto le richieste di pagamento dei contributi previsti dall’art. 1, comma 65, della legge n. 266/2005 (legge finanziaria 2006) per il proprio funzionamento, dalla stessa avanzate nei confronti della società SEAT PAGINE GIALLE, dovessero essere devolute alla giurisdizione ordinaria o tributaria, anziché al giudice amministrativo. Ciò – secondo l’Autorità – in ragione del fatto che l’adempimento della suddetta obbligazione pecuniaria è prevista direttamente dalla legge e che al contributo per il funzionamento dell’Autorità di cui all’art. 1, comma 65, della legge n. 266/2005 andrebbe riconosciuta natura di tributo.

L’interpretazione di AGCOM non è stata condivisa dalla Corte, la quale – con la sentenza in commento – ha osservato che, a norma dell’art. 133, lett. l), del c.p.a. (D.Lgs. n. 104/2010), sono devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo “le controversie aventi ad oggetto tutti i provvedimenti, compresi quelli sanzionatori ed esclusi quelli inerenti ai rapporti di impiego privatizzati, adottati dalla Banca d’Italia, dagli Organismi di cui al D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, artt. 112 bis, 113 e 128 duodecies, dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, e dalle altre Autorità istituite ai sensi della L. 14 novembre 1995, n. 481, dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, dalla Commissione vigilanza fondi pensione, dalla Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità della pubblica amministrazione, dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private, comprese le controversie relative ai ricorsi avverso gli atti che applicano le sanzioni ai sensi del D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art. 326”.

Ai sensi della disposizione citata, per la Corte sono inequivocabilmente devoluti alla giurisdizione del giudice amministrativo “tutti i provvedimenti” delle menzionate Autorità (l’AGCOM), con la sola esclusione dei soli provvedimenti “inerenti ai rapporti di impiego privatizzati”.

Sulla base di un’interpretazione letterale della norma e senza ulteriori argomentazioni la Corte ha concluso – stabilendo un principio estendibile anche alle altre Autorità indipendenti richiamate dalla disposizione – che la deliberazione dell’AGCOM, con la quale la società SEAT era stata diffidata al versamento del contributo dovuto per gli anni 2006-2007-2008-2009-2010 e della quale la stessa aveva chiesto l’annullamento al Tar del Lazio, concretando uno dei provvedimenti che l’art. 133, lett. l, del c.p.a. rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo. La Corte ha escluso altresì la giurisdizione del giudice tributario, negando – senza fornire precisazioni sul punto – che il contributo di funzionamento di cui all’art. 1, comma 65, della legge n. 266/2005 abbia natura tributaria.

A cura di Silvia Simone