Per la scienza giuridica europea (riflessioni su un dibattito in corso)

 

L’autore affronta un tema recentemente discusso, soprattutto da studiosi
tedeschi. Come definire gli scopi e i metodi di una nuova scienza del
diritto per l’area giuridica europea? Essa dovrebbe abbracciare gli schemi
giuridici dei singoli Stati, quelli dettati dall’osmosi tra ordinamenti e
quelli che derivano dall’intreccio tra norme statali e norme dell’Unione.
La riflessione riguarda in particolare tre temi. Anzitutto, la struttura della
comparazione, che è il metodo di studio più congeniale al processo di
integrazione europea. In secondo luogo, l’osmosi tra ordinamenti nazionali.
In terzo luogo, il rapporto della scienza attuale con il passato: in
particolare con il modello dello ius commune moderno e con l’eredità di
Savigny. La conclusione è che la nuova scienza europea non può fondarsi
sulla tradizione romanistica o sui modelli ottocenteschi (come oggi taluni
ritengono), né per armonizzare gli ordinamenti statali né per descrivere o
interpretare le normative dell’Unione. Ciò vale in relazione al campo
privatistico e a quello del diritto pubblico. Il sapere giuridico europeo ha
bisogno di una rigorosa storicizzazione dei propri oggetti di studio e deve
comprendere in sé l’analisi dei profili funzionali, degli aspetti economici
e politici rilevanti entro la vita del diritto.