Il diritto straniero nella giurisprudenza costituzionale: metodi «forte» e «debole» a confronto

 

Lo studio indaga comparativamente le strutture di ragionamento giuridico
in cui giudici costituzionali di paesi diversi ricorrono a materiali
giuridici stranieri nell’applicazione delle rispettive disposizioni costituzionali.
L’articolo, proponendo l’analisi di una selezione di casi emblematici,
avanza l’ipotesi che stiano emergendo, nella sfera giuridica globale, due
distinte modalità contrapposte denominate “modalità forte” e “modalità
debole”. Nella prima, le informazioni giuridiche straniere vengono utilizzate
in forma assiomatica, ovvero alla stregua di rationes extra-sistemiche
applicabili nell’ordinamento giuridico nazionale. Nella seconda, i
giudici costituzionali, pur ricorrendo a materiali giuridici stranieri, se ne
distanziano argomentando le ragioni della non applicabilità. Nella modalità
“forte” le “foreign law” tendono ad assumere la valenza di regole
generate dal giudice tramite l’osservazione di costruzioni giuridiche straniere.
Nella modalità “debole”, le informazioni giuridiche straniere tendono
ad assumere la valenza di exempla, ovvero mere ipotesi interpretative,
introducendo un’ermeneutica per esemplificazione. I due modelli
denotano modalità di pensiero contrapposte. L’articolo indaga i cortocircuiti
giuridici innescati dal primo e le proprietà ermeneutiche del secondo.