Scritti

In ricordo di Luis Ortega

 

In ricordo di Luis Ortega

 

       Veniva, Luis Ortega, dalla prestigiosa Scuola madrilena di diritto amministrativo guidata da Eduardo García de Enterría. Fu il suo Maestro spagnolo a consigliargli di studiare in Italia con Massimo Severo Giannini. Il periodo romano – dalla fine degli anni Settanta – fu proficuo. Ortega s’impadronì delle coordinate del diritto amministrativo italiano. E poté approfondire le sue ricerche sul tema che allora coltivava con grande attenzione, quello del pubblico impiego, poiché l’esperienza italiana era allora particolarmente avanzata, sia per la forte contrattualizzazione del rapporto di lavoro con le pubbliche amministrazioni, sia per il ruolo costruttivo che in quel tempo svolgevano i sindacati confederali. Ortega era un convinto applicatore del metodo realistico e studiò il pubblico impiego non solo nelle leggi, nei libri e nelle raccolte di giurisprudenza, ma anche seguendo da vicino la prassi amministrativa e sindacale. Ne ha tratto beneficio il suo libro Los Derechos Sindicales de los funcionarios públicos (Madrid, 1983).

         Il diritto amministrativo è rimasto sempre al centro delle sue riflessioni, ma Ortega ha allargato il suo sguardo al diritto costituzionale, al diritto comparato, al diritto dell’Unione europea, al diritto dell’economia. Di questa ampiezza d’orizzonti sono testimonianza tutte le sue opere. Tra le più note: El régimen constitucional de las competencias locales (Madrid, 1988); El sistema político y administrativo de España (Bogotá, 1991); La Constitución Europea (Ciudad Real, 2003); e il suo contributo all’importante Manual de Derecho Administrativo (Barcelona, 1990), del quale è stato coautore con Luciano Parejo Alfonso e Antonio Jiménez-Blanco.

         Il suo impegno accademico è stato affiancato da molteplici altre esperienze: Ortega ha collaborato con il governo di Felipe González; è stato consulente di un importante Studio legale internazionale; e, dal 2011, è divenuto giudice del Tribunal Constitucional, dove ha spesso fatto uso del voto particular (l’opinione dissenziente), in un consesso che considerava troppo incline al conservatorismo.

      Ma è alla ricerca scientifica che si è dedicato con tutto sé stesso, non solo per i numerosissimi scritti pubblicati, ma anche per l’organizzazione di attività culturali. È stato direttore del Centro de Estudios Europeos de la Universidad de Castilla-La Mancha, che è divenuto, grazie a lui, una delle strutture più accreditate per le ricerche di diritto dell’Unione europea; e ha guidato l’Academy of European Public Law, un Centro d’eccellenza nell’ambito di un’Organizzazione internazionale (European Public Law Organization) promossa da Spyridon Flogaitis e da Gérard Timsit, ormai nota agli studiosi di diritto pubblico di tutti i continenti.

        La concezione del diritto amministrativo di Ortega risulta con chiarezza da un suo scritto recente, intitolato L’evoluzione delle basi costituzionali del diritto amministrativo e pubblicato in un volume dedicato a Sabino Cassese da cinque giuristi europei (Le nuove mete del diritto amministrativo, Bologna, 2010).

     Innanzitutto, il diritto amministrativo, per Ortega, va letto insieme al diritto costituzionale. E “la storicizzazione deve ispirare qualsiasi ricostruzione teorica delle istituzioni amministrative”. È dalla storia delle trasformazioni costituzionali che si può comprendere il ruolo e il significato del diritto amministrativo.

         Ortega – in questo suo importante saggio – individua alcuni snodi storici essenziali: il passaggio dallo Stato liberale allo Stato sociale; l’avvento dello Stato democratico e dei diritti fondamentali del “nuovo cittadino”; la globalizzazione dell’economia e il neoliberismo; la nuova tecnologia della comunicazione. Ebbene, le sue conclusioni sono nel senso che i più recenti snodi, incentrati sulla globalizzazione economica e tecnologica, portino con sé insidie rilevanti, sia per gli interessi pubblici che per i diritti dei cittadini.

        Scrive: “dinanzi all’affermazione di un’economia e di una tecnologia globalizzata, la legalità si rifugia nel terreno della de-regolazione quando non addirittura della delega a meccanismi di autoregolazione e di determinazione corporativa di standard, dimostrandosi così incapace di fornire protezione agli interessi pubblici in assenza dei tradizionali meccanismi di rappresentanza politica”. In un suo Intervento ad un Seminario intitolato all’“Intervento pubblico dell’economia” (Università di Roma 3, luglio 2014) ha detto che quel titolo oggi andrebbe rovesciato, perché assistiamo semmai ad un “intervento dell’economia nel pubblico”.

        Tutto ciò pone a rischio anche i diritti fondamentali: “il diritto amministrativo ha spesso perso di vista il concetto stesso di cittadinanza, che trova dunque riconoscimento solo nella previsione costituzionale dei diritti fondamentali”. In definitiva, occorre che il diritto amministrativo – nazionale, europeo e globale – trovi un suo baricentro nelle migliori tradizioni costituzionali, per “garantire un’effettiva tutela giurisdizionale, arbitrale e procedimentale di diritti e interessi individuali e collettivi”. Sono insegnamenti che non si possono dimenticare.

         Ortega aveva tanti progetti scientifici anche per il periodo successivo al suo mandato al Tribunal Constitucional. Ne sarebbero venuti altrettanti apporti essenziali alla scienza del diritto pubblico. Ma la morte ha voluto prenderselo precocemente: aveva sessantadue anni.

         Luis Ortega era anche abile disegnatore. Nel periodo natalizio amava raffigurare i Re Magi, ai quali è riservata una grande devozione in Spagna. Possano i tre Re d’Oriente vegliare sempre su di lui.

 

Marco D’Alberti