Recensioni e segnalazioni

Servitori dello Stato

Guido Melis (a cura di) Servitori dello Stato. Centocinquanta biografie, Roma, Gangemi, 2011, p. 541, Isbn: 9788849221374.

Ci sono molti modi di servire lo Stato. Si può contribuire alla sua formazione, partecipando ai moti risorgimentali o alle guerre di indipendenza. Difendere la democrazia combattendo nelle file della Resistenza. Guidare un ufficio ministeriale, amministrare un ente pubblico o girare il paese ispezionando uffici periferici. Occuparsi dell’ordine pubblico e della lotta alla criminalità, o dedicarsi alla ricerca medica, all’insegnamento o alla tutela delle cose d’arte. Elaborare proposte di riforma amministrativa o scrivere manuali di amministrazione. Ciascuna di queste attività e varie altre trovano più di un esempio nel libro curato da Guido Melis e realizzato con il supporto della Presidenza del Consiglio.

Il libro contiene centocinquanta profili di funzionari pubblici di varia estrazione, che hanno lavorato nella pubblica amministrazione nell’arco dei centocinquanta anni di storia dello Stato italiano. Alcuni dei biografati sono piuttosto noti ai giuspubblicisti (Abignente, Astengo, Grisolia, Montemartini, Mortara, Ruini, Saredo) altri anche a un pubblico più ampio (Baffi, Beneduce, Cadorna, Mamiani, Menichella, Montessori, nonché le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata degli ultimi venticinque anni) altri ancora sono meno noti. Per ciascuno di essi sono fornite informazioni biografiche essenziali e ripercorse le principali tappe della carriera, segnalando le principali realizzazioni ed evidenziando il ruolo che ciascuno di essi ha avuto nel proprio contesto storico e istituzionale. Non sono taciute le debolezze, le vicissitudini e le fasi negative (i trasferimenti punitivi, l’adesione al fascismo di molti, gli incidenti di carriera di pur brillanti funzionari, come Cesare Mori). Per quasi tutti c’è anche una fotografia o un ritratto.

Il volume si inserisce nella letteratura biografica che si è felicemente sviluppata negli ultimi decenni, come contributo allo studio della storia amministrativa attraverso le vicende personali dei suoi protagonisti. Non è necessario tracciare qui il bilancio di questa letteratura, perché è proprio Guido Melis a farlo nell’introduzione del libro, che menziona le principali raccolte di biografie di pubblici funzionari pubblicate in Italia. Per il particolare interesse che rivestono per il cultori del diritto pubblico, è solo il caso di ricordare, da un lato, la raccolta di 360 profili biografici di consiglieri di Stato del periodo 1861-1948, curata dallo stesso Melis nel 2006; e, dall’altro, gli studi che negli ultimi anni Aldo Sandulli ha dedicato alla scienza e agli studiosi di diritto amministrativo, che hanno prodotto tra l’altro schede biografiche sui 313 professori ordinari di diritto amministrativo, andati in cattedra fino al 2007.

Nell’ambito di questa letteratura, il volume qui recensito si caratterizza per la sua generalità: quelli biografati sono funzionari di diverse amministrazioni e diverse carriere, selezionati anche sulla base dell’importanza per la storia generale del Paese. I profili biografici sono piuttosto sintetici, di poche pagine ciascuno. Una scelta di brevità che, senza pregiudicare la serietà e la precisione della ricerca sottostante, può consentire di esplorare una parte più significativa del grande materiale umano che la storia amministrativa offre. Le fonti utilizzate sono anche esse indicate nell’introduzione: fascicoli personali, precedenti repertori e dizionari bibliografici, ulteriori banche dati, scritti già esistenti su alcuni dei soggetti considerati.

Il libro ha la struttura del dizionario, con le biografie disposte in ordine alfabetico. Non ci sono divisioni cronologiche, né classificazioni per categorie o istituzioni di appartenenza. Ma la brevità dei profili e la fluidità della prosa agevolano la lettura sequenziale e consentono al lettore di elaborare le informazioni in esso contenute, sulla base dei propri interessi. Una chiave di lettura di questo significativo campione di funzionari, per esempio, è quella geografica: prevalenti, soprattutto nei primi decenni di storia unitaria, quelli nati al nord (sessantasette) meno numerosi quelli nati al sud e nelle isole (cinquantacinque) decisamente meno numerosi quelli nati al centro (ventisette) uno solo nato all’estero.

Un’altra chiave di lettura è quella delle carriere, spesso intrecciate tra loro: per un lungo periodo della storia nazionale, è stato molto frequente il passaggio dall’amministrazione (in particolare, ma non solo, quella dell’interno) al Consiglio di Stato al Parlamento, con frequenti ritorni o come fasi di un unico cursus honorum. Tra i centocinquanta funzionari biografati, la categoria meglio rappresentata è quella dei consiglieri di Stato (circa quarantacinque) seguiti dai membri del Parlamento (una quarantina, spesso senatori di nomina regia) dai prefetti (una trentina) dai professori universitari (circa venticinque) dai magistrati ordinari (una quindicina) dai funzionari della Banca d’Italia (cinque). Ma, appunto, vi sono ampie sovrapposizioni tra queste carriere. Qualche dato ulteriore: una ventina coloro che hanno partecipato ai moti risorgimentali, meno di dieci quelli che hanno partecipato alla Resistenza, solo nove le donne.

Per il lettore giurista, il libro racconta episodi poco noti e fornisce informazioni utili a porre nella giusta prospettiva problemi ancora attuali. Egli scopre, per esempio, che i contenuti della futura disciplina di tutela dei beni culturali furono progettati fin dagli anni Sessanta del diciannovesimo secolo, da funzionari come Giovan Battista Cavalcaselle e, poi, Felice Barnabei. Che all’inizio del secolo Carlo Petrocchi criticava la tendenza all’egualitarismo nel pubblico impiego e segnalava l’esigenza di semplificazione delle procedure. Che nello stesso periodo Giovanni Abignente rifletteva sul problema dell’analisi dei progetti di legge, sotto il profilo della spesa, e su quello connesso del rapporto tra Parlamento e Corte dei conti. Che sotto il regime fascista le leggi antiebraiche furono non solo violate da funzionari come Giovanni Palatucci, ma anche esplicitamente disapplicate da magistrati come Domenico Riccardo Peretti Griva. Che nel 1945 il Presidente del Consiglio di Stato inviò un consigliere, Renato Malinverno, per recuperare documenti portati a Cremona con il trasferimento del Consiglio. Che nel dopoguerra Donato Menichella salvò l’Iri dai progetti di soppressione degli Alleati. Che, in tempi diversi, vari prefetti (come Gioacchino Palutan e Aldo Buoncristiano) si siano posti il problema del coordinamento tra gli uffici periferici dello Stato e gli enti territoriali.

Per l’appassionato di storia dell’amministrazione, le biografie offrono conferme alla tesi, esposta dal curatore nell’introduzione, che esiste una storia virtuosa dell’amministrazione italiana. Per esempio, alcuni dei biografati sono stati tra i migliori studiosi delle rispettive discipline, a volte rimanendo funzionari ministeriali (come, in passato, avveniva spesso nell’amministrazione dei beni culturali). E di quasi la metà dei biografati sono menzionate significative pubblicazioni, ora di contenuto scientifico ora – non meno interessanti – di memoria e testimonianza dell’esperienza amministrativa e di riflessione sull’amministrazione. Non mancano riconoscimenti come un premio Nobel, una beatificazione da parte della Chiesa cattolica e due riconoscimenti di «Giusto tra le Nazioni» da parte dello Stato di Israele.

Bernardo Giorgio Mattarella (pubblicata in Riv. trim. dir. pubbl. n. 2/2012)