Recensioni e segnalazioni

Sabino Cassese, Oltre lo Stato, Laterza, Roma-Bari, 2006, p. 196, € 16

 

Sono ormai diversi anni che la riflessione di Sabino Cassese si proietta “Oltre lo Stato” (in precedenza, “La crisi dello Stato”, e “Lo spazio giuridico globale”). Essa si arricchisce progressivamente di nuovi spunti, mette continuamente in discussione consolidate concezioni, apre nuovi e più vasti orizzonti, indica sempre ulteriori problemi da affrontare. In questo modo, il pensiero dell’autore si adatta perfettamente ai caratteri del fenomeno studiato. Anche l’ordine giuridico globale, infatti, si sviluppa progressivamente (“per evoluzione, non per rivoluzioni” – p. 188) erode pian piano i vecchi assetti istituzionali, propone nuovi equilibri e pone interrogativi difficili.

Per queste ragioni, farebbe grave torto alla ricchezza del volume un qualsiasi tentativo di sintetizzarne il contenuto. Possono però indicarsi, con scelta inevitabilmente arbitraria, alcune idee guida, che ne attraversano i capitoli.

In primo luogo, il libro assume chiaramente una prospettiva antidualistica: “l’ordine giuridico globale non si sovrappone, come un altro strato, a quello statale. Questi non sono due livelli (…) perché gli Stati non sono gli unici soggetti, si mescolano con altri soggetti e perdono la loro unità, perché nessun livello di governo riesce a mantenere il monopolio delle relazioni con le parti che lo compongono” (p. 10). I poteri pubblici globali non si contrappongono pertanto ai poteri pubblici statali; questi sono globali a loro volta, perché costituiscono la componente di un ordine giuridico più vasto, alle cui regole risultano assoggettati.

In secondo luogo, il tema della legittimazione e della accountability dei poteri pubblici globali percorre l’intero volume. L’autore ne sottolinea a più riprese il “deficit democratico” (es. p. 31, 62, 188) ma nota anche come ad esso possa supplire, almeno in parte, il rapido affermarsi, a livello globale, delle garanzie tipiche del diritto amministrativo: l’obbligo di motivare le decisioni; il riesame di queste da parte di un giudice; soprattutto, il diritto ad un “giusto procedimento”, che forma oggetto del più lungo – e forse anche del più bello – dei capitoli del volume.

Infine, se la globalizzazione giuridica consiste, in larga misura, in una estensione del diritto amministrativo oltre i confini dello Stato, è anche vero che, attraversati quei confini, questo deve adattarsi ad un contesto assai diverso, dominato dalla frammentazione, dall’assenza di un governo e di un corpo di regole uniformi. Proprio questo faticoso adattamento del diritto amministrativo alla frammentazione e alla accentuata multipolarità dell’ordine globale costituisce la terza idea guida che domina il volume. Ciò spiega, in particolare, perché il diritto amministrativo globale sia, al tempo stesso, più ricco di quello domestico, ma anche assai più immaturo, soprattutto perché costituito dalla somma di singole norme che non riescono per ora a superare i confini dello specifico regime internazionale cui si riferiscono: “la rule of law non è pienamente sviluppata nel sistema giuridico ultrastatale” (p. 174). (Stefano Battini) Pubblicata sul Giornale di diritto amministrativo n. 12/2006