Recensioni e segnalazioni

Sabino Cassese, L’ideale di una buona amministrazione. Il principio del merito e la stabilità degli impiegati, Editoriale scientifica, Napoli, 2007, p. 40, € 6

Assolvono ancora una funzione i principi del merito, del concorso per l’accesso agli impieghi pubblici, dell’imparzialità dell’amministrazione, dell’obbligo degli impiegati di operare al servizio esclusivo alla Nazione? Questo il quesito da cui prende le mosse questo agile e denso saggio di scienza dell’amministrazione.

Muovendo dall’analisi delle caratteristiche storiche della formazione della burocrazia moderna, la riflessione si sviluppa intorno alle «storture» dei sistemi di assegnazione degli uffici e ai relativi rimedi, affermatisi, dal tempo dei Lumi in poi, negli ordinamenti occidentali, dalla Francia all’Inghilterra, fino agli Stati uniti. I motivi ispiratori di quegli interventi correttivi e l’indagine della loro perdurante validità costituiscono l’oggetto di attenzione ultimo e preminente.

La concezione patrimoniale della res publica, la venalità degli uffici amministrativi, l’uso di essi per fini politici, lo spoil system, il cumulo dei ruoli di parlamentare e burocrate sono i fenomeni all’origine dell’affermazione dei principi del merito e della stabilità degli impieghi (tenure). Dall’influenza del modello cinese nella Francia settecentesca, alle riforme di Trevelyan e Pendleton nell’Inghilterra vittoriana e oltreoceano, quei principi si diffondono rapidamente fino a determinare, alla fine del diciannovesimo secolo, «una rivoluzione legislativa» negli apparati statali occidentali. Il riconoscimento nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) l’istituzione delle grands écoles, la ricerca di expertise e professionalità nell’amministrazione, sono i concreti effetti delle idee emergenti.

I motivi ispiratori dell’evoluzione storica della burocrazia – l’efficienza dei sistemi amministrativi, il diritto di tutti a concorrere per l’accesso agli uffici, la distinzione fra politica e amministrazione, e la neutralità di alcune scelte pubbliche – si dimostrano ancora validi. Oggi, tuttavia, essi risultano disattesi da un legislatore incauto, che, stabilizzando i precari e precarizzando i dirigenti, assoggetta sempre più l’amministrazione al giogo della politica e tradisce il principio costituzionale dell’accesso per concorso.

Cassese insiste sull’attualità e la centralità del merito per la scelta e per la progressione in carriera del personale. Nel merito, che sia anche presupposto della stabilità dell’impiego pubblico, consiste l’unica effettiva garanzia di indipendenza e di efficienza dell’amministrazione. Una riflessione importante per comprendere i problemi più radicati e individuare i percorsi necessari alle riforme del settore pubblico. (Hilde Caroli Casavola) Pubblicata sul Giornale di diritto amministrativo n. 5/2007