Recensioni e segnalazioni

Lorenzo Saltari, Amministrazioni nazionali in funzione comunitaria, Giuffrè, Milano, 2007, pp. 350, € 28

In Italia, è noto, la scienza giuridica ha tardato a cogliere il rilievo dell’integrazione comunitaria per le pubbliche amministrazioni. Pure, la prospettiva europea, in vista del 1992 e oltre, ha segnato un recupero: con articoli, monografie e infine trattati. Ne sono state colte le implicazioni per il disegno organizzativo. Questa linea di ricerca viene ora ripresa e sviluppata da Lorenzo Saltari con un lavoro di ampio respiro. Esso comincia con una sintetica fenomenologia, volta – secondo l’indirizzo scientificamente più accreditato – all’analisi d’una serie di funzioni amministrative rette dalle norme comunitarie. L’ a. prosegue segnalando che la titolarità delle funzioni “comuni” ha varie conseguenze per il disegno organizzativo. Esamina, poi, sotto il profilo ricostruttivo, le figure di composizione e i loro effetti sul piano del regime degli atti e delle attività, per poi vagliare quelle relative al piano più propriamente sistematico.

La tesi di fondo è che il processo d’integrazione europea, in atto sul piano amministrativo più che su quello politico, non possa essere colta dalle rappresentazioni teoriche elaborate nel periodo meno recente, come l’amministrazione indiretta, né da semplici metafore come l’amministrazione mista. Ma non vi è neppure la sostituzione di un nuovo “centro” a quelli statali. In realtà, l’integrazione europea si fonda sulla dinamica degli interessi, i quali danno luogo a una serie di sistemi di governo. Se questo è un dato che poteva considerarsi ormai acquisito nell’ordine di concetti dei quali i giuristi si servono, il merito di Saltari sta, per un verso, nell’aver verificato per la prima volta, e accuratamente, le implicazioni per il regime d’imputazione degli effetti che scaturiscono dalle attività e dagli atti posti in essere, fornendo un quadro d’insieme utile anche per risolvere questioni d’ordine pratico; per un altro verso, nell’aver segnalato i tratti distintivi tra i vari disegni funzionali e organizzativi studiati, ma anche i tratti comuni. Quei tratti comuni sono compendiati nella locuzione “amministrazioni nazionali in funzione comunitaria”. Essa ha valore conoscitivo, come l’a. avverte, ma torna utile per precisare che lo schema politico-istituzionale di riferimento è profondamente mutato. Di qui il problema, opportunamente segnalato, se il nuovo assetto che va delineandosi assicuri la protezione degli interessi individuati dalle norme comunitarie e nel contempo sia adeguato sotto il profilo dell’accountability. Si aprono, così, nuove prospettive d’indagine. (Giacinto della Cananea)