Recensioni e segnalazioni

La recensione di G. Melis al Rapporto Irpa sulla cittadinanza

 

La Rivista Le carte e la storia ha pubblicato una recensione, del Prof. Guido Melis, del rapporto Irpa n.2/2014 Oltre lo Ius Soli. La cittadinanza italiana in prospettiva comparata, a cura di Mario Savino

 

Si riporta di seguito la recensione del Prof. Melis.

 

 

ius.soliSi tratta di un Rapporto Irpa, interessante collana di approfondimenti (“analisi circostanziate di alcuni fenomeni amministrativi”) promossa dall’istituto a suo tempo fondato da Sabino Cassese e oggi diretto da Luisa Torchia. L’abstract premesso al volume pone subito le domande che ne costituiscono l’asse centrale: “La cittadinanza italiana va riconosciuta a chi sia nato nel nostro paese da genitori stranieri? A quali condizioni? Con quali conseguenze per il controllo dell’immigrazione e per l’identità nazionale?”. Sono – come si vede – domande per niente secondarie, seppure si debba registrare al proposito nel dibattito pubblico italiano (in quello politico in particolare) un desolante silenzio. Ormai – dice Savino – tutti ammettono che nell’economia italiana dei nostri anni  l’immigrazione costituisce “una componente strutturale” (specie se si pensa al calo demografico che fa dell’Italia del prossimo futuro un paese di vecchi). Quel che resta in discussione è se si debba passare decisamente dallo ius sanguinis allo ius soli, facendo prevalere cioè il fattore geografico-ambientale della nascita in territorio italiano (cui quasi sempre fa seguito una infanzia e una adolescenza italiane) sul vecchio elemento decisivo della discendenza da genitori essi stessi italiani (con conseguente esclusione – ormai – di migliaia, forse di milioni di bambini nati in Italia). Il libro è articolato in una serie di contributi sui casi di altri Paesi. Il che è già un fatto da sottolineare con favore, giacché se gli stessi problemi si sono presentati altrove è bene, innanzitutto, studiare come altrove sono stati affrontati e magari risolti, onde trarne insegnamenti, stimoli, suggerimenti. Dunque, dopo una bella introduzione dello stesso Savino (Quale cittadinanza per l’Italia), seguono Valentina Volpe ancora sul caso italiano (modi di acquisto della nazionalità, naturalizzazione, problemi delle seconde generazioni, legame tra le nuove generazioni nate in Italia e le vecchie, dati e statistiche, bibliografia: utilissimo); Francesca Comanducci sulla Francia; Lorenzo Carbonara e Giuseppe Sciascia sul Regno Unito; Francesco Giovanni Albisinni sulla Germania; Elena Mitzman e Lorenzo Carbonara sugli Stati Uniti; Bruno Carotti sulla Spagna; Andrea Maria Altieri sulla Svezia; Marco Pacini sull’Austria; Martina De Lucia sul Canada; Fabio Di Cristina sull’Australia. Completano i saggi dati statistici aggiornati, tabelle, comparazioni, grafici. I maggiori paesi di immigrazione – dice Savino – adottano ormai il modello della “cittadinanza territoriale”. Ma in Italia il legislatore “ha costruito sull’usurata intelaiatura della legge del 1912 percorsi di accesso alla cittadinanza molto restrittivi”. Invano, a quanto pare: perché il numero degli stranieri stabilmente residente in Italia è passato dal 1991 al 2012 da 350.000 a 4.387.721. La legge 91 del 1992 – sostiene il curatore del volume – è perciò oggi largamente inadeguata: occorre una nuova legge ed uno sguardo innovativo e realistico al fenomeno imponente dei “nuovi italiani”.