Recensioni e segnalazioni

Il regime linguistico dei sistemi comuni europei

 

a cura di E. Chiti e R. Gualdo, Quaderno n. 5 della Rivista trimestrale di diritto pubblico, Giuffrè, Milano, 2008

A partire dagli anni Novanta dello scorso secolo, tra le autorità comunitarie, nazionali e composte si creano connessioni ed interazioni nell’attuazione di politiche d’interesse comune. Il volume, in parte scritto e curato da E. Chiti e R. Gualdo, affronta l’importante questione del regime linguistico impiegato, de iure e de facto, in questa sfera amministrativa del sistema europeo. L’indagine s’incentra sulla disciplina che regola le «interazioni linguistiche», sull’influenza del regime linguistico sul funzionamento delle amministrazioni europee, sul suo essere variabile indipendente o, all’opposto, strumento di condizionamento dell’effettivo funzionamento di questi «sistemi amministrativi comuni», sull’influsso di tale regime nei rapporti tra l’amministrazione europea e i cittadini. L’interrogativo più importante è se la limitazione delle lingue di lavoro favorisca le relazioni o invece costituisca un ostacolo. Questo libro colma un vuoto. Nessuno tra i numerosi studi in argomento ha esaminato i problemi accennati.

Per l’analisi sono scelti tre «sistemi comuni»: quello europeo per l’informazione ambientale, quello per la sicurezza alimentare e quello per l’informazione di polizia. In ciascuno, sono approfonditi gli aspetti giuridici e quelli della scienza linguistica. L’indagine, tra altro, chiarisce che il monolinguismo inglese, nei rapporti tra amministrazioni, «stabilizza le relazioni amministrative». Tendenzialmente esso cede al multilinguismo nei rapporti tra l’amministrazione e i destinatari. L’uso dell’inglese come lingua di lavoro semplifica le relazioni e facilita il processo decisionale. Il multilinguismo, invece, è necessario ad assicurare la conoscibilità esterna dell’attività amministrativa. La sua imperfezione rende parziale la fruizione dei risultati generati dai sistemi comuni. Questa disciplina, forgiata più dalla prassi che dalla normazione positiva, tende a porsi unitariamente. Tuttavia il monolinguismo, volto all’efficienza amministrativa, e il multilinguismo, a difesa d’istanze di tipo democratico, convivono variamente combinati da settore a settore.

L’opera ha il merito di aver scalzato le abituali ricostruzioni del regime linguistico degli apparati europei. Esse muovono dall’idea che l’Unione europea svolga attività normativa secondo la regola del multilinguismo quasi perfetto. Il volume, correttamente, pone al centro i sistemi amministrativi comuni che possono funzionare proprio perché abbandonano il multilinguismo e adottano, anche in via di prassi, il monolinguismo inglese. Nel capitolo di sintesi, Chiti avverte tuttavia che l’interazione linguistica non è scevra di tensioni. Le varie amministrazioni, non potendo tutte usare lingua identitaria, partecipano all’attività comune non con la medesima efficacia e capacità d’influenza. Il monolinguismo inglese per alcune rappresenta una difficoltà. Per altre diviene strumento per rafforzare la difesa dei propri interessi.

I futuri studi sulle interrelazioni amministrative europee, pena l’incompletezza, non potranno trascurare la regolazione dell’interazioni linguistiche. Essi avranno il vantaggio di trovare nel libro segnalato i riferimenti metodologici e problematici per mezzo dei quali ordinare e orientare le analisi. (Lorenzo Saltari)

Pubblicata in Giornale di diritto amministrativo, n. 3/2009