Recensioni e segnalazioni

Biagio Giliberti, Il merito amministrativo

 

Biagio Giliberti, Il merito amministrativo, Cedam, Padova, 2013, p. 343, € 29,70

Se nell’ordinamento italiano c’è una nozione tradizionalmente sfuggente – e pure molto evocata e rilevante nel dibattito dottrinale come nelle argomentazioni giurisprudenziali – essa è senz’altro quella di merito. Da un lato, si tratta di un concetto che ha avuto larga fortuna. Non ha solo contribuito a segnare indirettamente i limiti del sindacato di legittimità, individuando l’oggetto di un’eccezionale e diversa giurisdizione ad hoc; si è anche accompagnato alla definizione della dimensione sostanziale della discrezionalità, concepita come sede privilegiata di insostituibili valutazioni di opportunità. Per altro verso, l’allusione al merito è stata sempre foriera di grandi ambiguità, sia per i modi della sua giustificazione costituzionale, sia rispetto alle tecniche che hanno agevolato l’intensificarsi del controllo giurisdizionale (sull’osservanza di principi generali o sul modo con cui l’autorità seleziona o qualifica i dati di fatto). Si è più volte riscontrato, così, che il merito avrebbe subito un vero e proprio processo di erosione progressiva.

Il volume qui segnalato, oltre a riprendere tutti i profili da ultimo menzionati, si propone di svolgere un’indagine comparatistica (per verificare l’esistenza e la portata di soluzioni teoriche consimili anche in altre esperienze giuridiche, quali quella tedesca, quella inglese, quella francese e quella dell’Unione europea) e di operare anche un raffronto con elaborazioni interpretative (sulla “libertà” del potere pubblico o sull’ampiezza dell’autonomia contrattuale) maturate in seno ad altre discipline (come il diritto costituzionale e il diritto privato).

Nell’uno come nell’altro caso l’a. riscontra l’assenza di istituti o di rappresentazioni capaci di essere perfettamente omologati al merito amministrativo, segnalando anche una generale tendenza a restringere le aree dell’insindacabilità e a riconoscere il valore primario della persona quale “testa di ponte” per il miglioramento dell’effettività e dell’efficacia della tutela giurisdizionale. Sicché, nella parte finale del libro, si offre una rilettura di ciò che fonderebbe, da sempre, il merito amministrativo, ossia del principio della separazione dei poteri, proponendo l’abbandono del concetto stesso di merito a favore dell’individuazione di un nuovo significato per la dialettica legittimità-discrezionalità e di un altrettanto nuovo confine per i poteri cognitori del giudice amministrativo. (Fulvio Cortese)

Pubblicata in Giornale di diritto amministrativo, n. 2/2014