Recensioni e segnalazioni

Amministrazioni nazionali e controversie globali

 

Fioriti con l’inizio del nuovo millennio, gli studi di diritto amministrativo globale sono sinora stati condizionati – e in parte limitati – da una concezione statica dei rapporti tra dimensione nazionale e sfera ultrastatale, fondata su un rigido dualismo giuridico. Tra i pregi di questo libro, vi è innanzitutto quello di superare tale ottica. Muovendo da una serrata e attenta analisi empirica, infatti, il testo evidenzia la commistione e l’intreccio tra diritto interno e diritto internazionale, da cui possono scaturire controversie “globali”. E la globalità di queste controversie deriva dal fatto che esse non possono assegnarsi in modo univoco a uno dei due campi segnati dal confine interno/internazionale, poiché tale confine è continuamente attraversato. Occorre, pertanto, abbandonare la rigida visione dicotomica dei livelli di governo, che produce posizioni contrapposte (come tra universalismo e relativismo oppure, in termini più generali, tra i fautori della globalizzazione e i suoi oppositori). Si deve, allora, “scindere e sganciare l’integrazione giuridica dalla sua dimensione esclusivamente verticale”, per riconoscere un percorso di “integrazione orizzontale” in cui i processi decisionali domestici si aprono alla rappresentazione di interessi esterni anche ultrastatali.

Dopo una breve ma densa introduzione, il testo, di cui si apprezzano eleganza e chiarezza dello stile, si articola in tre capitoli di uguale ampiezza. I primi due esaminano alcune vicende esemplari che hanno provocato un conflitto tra scelte amministrative “locali” e regimi regolatori “internazionali”: il caso EC-Biotech, in cui le scelte della Commissione europea sulla commercializzazione di prodotti alimentari contenenti OGM confliggono con la disciplina prevista dall’Organizzazione mondiale del commercio; i casi del lago Baikal e della cattedrale di Colonia, in cui le decisioni delle amministrazioni nazionali – rispettivamente russa e tedesca – riguardanti l’una la costruzione di un oleodotto e l’altra l’approvazione di un piano urbanistico, collidono con il sistema di protezione del patrimonio mondiale dell’umanità governato dall’Unesco.

Grazie all’evidenza empirica di queste vicende, l’autore può, nel terzo e conclusivo capitolo, ricostruire in modo efficace, e a tratti illuminante, “i rapporti tra amministrazioni domestiche e diritto amministrativo globale”: se il potere amministrativo locale incide su interessi globali, il rapporto amministrativo non è più localizzato, né localizzabile; non vi sono quindi processi decisionali globali che si sostituiscono a quelli domestici, ma sono questi ultimi che si globalizzano. E proprio porre l’accento sugli interessi e sulle loro dinamiche permette di richiamare gli istituti tradizionali del diritto amministrativo, come teorizzati in Europa (si pensi alla nozione di discrezionalità formulata da M.S. Giannini) e negli Stati Uniti (è il caso del c.d. interest representation model prospettato da R.B. Stewart). Le consolidate categorie del diritto amministrativo nazionale, ivi incluso il “diritto di comando” dello Stato individuato da V.E. Orlando, divengono così fondamentali strumenti di interpretazione – sia per gli studiosi, sia per i giudici, sia infine per i sempre più numerosi operatori nel settore – della disciplina positiva ultrastatale che regola l’amministrazione domestica. (Lorenzo Casini)

Pubblicata in Giornale di diritto amministrativo, n. 4/2008

Amministrazioni nazionali e controversie globali