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Why Nations Fail

Montesquieu ha collegato la prosperità dei Paesi al clima, Weber alla cultura (l’etica protestante) Daron Acemoglu e James Robinson (Why Nations Fail: the Origins of Power, Prosperity and Poverty, New York, Crown, pp. 529, $ 30) un economista e un professore di «government», alle istituzioni. Secondo Acemoglu e Robinson istituzioni «inclusive» spiegano la prosperità di alcuni Paesi, mentre istituzioni che essi definiscono «extractive» permettono di comprendere l’arretratezza di altri. Sono «inclusive» le istituzioni che distribuiscono in modo eguale i diritti politici, garantiscono il diritto di proprietà e libertà del contratto, assicurano un sistema di regole eguali per tutti e alcuni servizi pubblici. Sono «extractive» istituzioni che, all’opposto, consentono a una ristretta «élite» di sottrarre ricchezza e lavoro alla società.

Gli studi economici hanno a lungo ignorato lo Stato e le istituzioni. Quando li hanno considerati, l’hanno fatto per sottolineare che le strutture economiche determinano le sovrastrutture giuridiche. È interessante, ora, che questo importante volume rovesci questa conclusione, sostenendo che le trasformazioni politiche producono le trasformazioni economiche e che istituzioni democratiche sono la causa del benessere economico.

I due autori dimostrano la loro tesi con una grande varietà di esempi di carattere storico. Infatti — essi sostengono — se sono le istituzioni che contano, e se le istituzioni sono prodotte, per accumulo o per rivoluzioni, dalla storia, occorre esaminare la storia di ogni Stato. Essi lo fanno andando dalle vicende della colonizzazione spagnola e di quella inglese alla «glorious revolution» inglese, alla storia della Corea e della Cina, a quella francese, e dallo studio della traiettoria politica ed economica dell’Egitto a quella dell’Inghilterra, con una analisi che non abbandona mai il piano scientifico ed è, allo stesso tempo, di agevole lettura.

Sabino Cassese

(pubblicata in Riv. trim. dir. pubbl. n. 3/2012)