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Una sentenza della Corte di Giustizia sugli obblighi di rimpatrio – il caso Zaizoune

Il 23 aprile 2015, la Quarta Sezione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso un’importante decisione relativa alla compatibilità delle normativa spagnola in materia di soggiorno irregolare di migranti con la Direttiva 2008/115/CE, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.

La pronuncia consegue ad un rinvio pregiudiziale sottoposto dal Tribunal Superior de Justicia de la Comunidad Autónoma del País Vasco. In particolare, il quesito dei giudici iberici verteva sull’interpretazione degli articoli 6, paragrafo 1, e 8, paragrafo 1, della direttiva 2008/115/CE, nell’ambito di un procedimento avviato a carico di un cittadino marocchino, sig. Zaizoune, irregolarmente presente sul territorio spagnolo.

Il sig. Zaizoune proponeva ricorso contro la decisione amministrativa del rappresentante del governo nella regione di Guipúzcoa che ne aveva disposto l’allontanamento dal territorio spagnolo con divieto d’ingresso per cinque anni. In primo grado, il sig. Zaizoune otteneva la commutazione della sanzione originaria con un’ammenda pecuniaria. Nel corso del giudizio di impugnazione avviato dal rappresentante del governo, il Tribunale rimettente chiedeva alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di chiarire se, alla luce dei principi di leale cooperazione e dell’effetto utile delle direttive, talune norme della Direttiva 2008/115 (in particolare, gli articoli 4 e 6) dovessero essere interpretati quali ostativi ad una normativa, quale quella nazionale oggetto della controversia principale, che consente di punire la situazione irregolare di uno straniero esclusivamente con una sanzione economica, incompatibile con la sanzione dell’allontanamento.

La Corte di Giustizia ha dato una risposta affermativa al quesito, sancendo l’incompatibilità tra la Direttiva 2008/115/CE e una normativa di uno Stato membro che impone, in caso di soggiorno irregolare di cittadini di paesi terzi nel territorio di tale Stato, a seconda delle circostanze e in via del tutto alternativa, o un’ammenda o l’allontanamento.

La decisione della Corte di Giustizia si fonda su alcune osservazioni. In primo luogo, la Corte ha ricordato che l’obiettivo della direttiva in esame è l’istituzione di un’efficace politica in materia di allontanamento e rimpatrio, sicché gli Stati membri sono obbligati ad adottare – in via principale – una decisione di rimpatrio nei confronti di qualunque cittadino di un paese terzo il cui soggiorno nel loro territorio sia irregolare. In particolare, la Corte ha osservato che, una volta constatata l’irregolarità del soggiorno, le autorità nazionali competenti devono emanare una decisione di rimpatrio, con la sola eccezione dei casi previsti dai paragrafi da 2 a 5 dell’articolo 6 della Direttiva. Inoltre, il mancato rispetto dell’obbligo di rimpatrio da parte dello straniero irregolare impone agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie per allontanare l’interessato.

In secondo luogo, la Corte ha rilevato che tanto il dovere di lealtà degli Stati membri quanto le esigenze di efficacia della Direttiva impongono la necessità di adempiere agli obblighi previsti da quest’ultima con la massima celerità.

A giudizio della Corte, pertanto, una normativa nazionale come quella spagnola può ostacolare l’applicazione delle norme e delle procedure comuni fissate dalla direttiva 2008/115, pregiudicando l’effetto utile della direttiva in virtù dei ritardi nel rimpatrio da essa cagionati.

Giuseppe Sciascia

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