Amministrazione e mercato

Una pronuncia del Consiglio di Stato in materia di abusi edilizi

 

logo-palazzo-spada


Con la sentenza 2512 del 18 maggio 2015 il Consiglio di Stato annulla l’ordinanza di demolizione che il Comune di Bologna adottava nel 2010 per l’eliminazione di un abuso edilizio risalente a fine anni Cinquanta del Secolo scorso.

In particolare l’amministrazione ordinava la demolizione di un edificio rilevando che lo stesso era stato realizzato su un mappale diverso da quello previsto dal progetto, rispetto al quale emergevano comunque ulteriori difformità che davano luogo ad un “abuso totale”.

Il Consiglio di Stato, accertato che il fabbricato era stato costruito in una posizione leggermente diversa da quella indicata nel progetto, con uno spostamento di circa 45 metri, e che le difformità consistessero in una maggiorazione della superficie di soli 6 metri, ritiene immotivata la qualificazione di tali difformità nei termini di abuso totale.

Il collegio constata inoltre il notevole lasso di tempo trascorso dalla commissione del supposto abuso, risalente al 1958, e l’adozione del provvedimento di demolizione del 2010; secondo i giudici di Palazzo Spada tale circostanza deve assumere specifico rilievo nell’impianto motivazionale del provvedimento: l’amministrazione è tenuta a giustificare il sacrificio dell’affidamento del privato in ragione della prevalenza di un interesse pubblico diverso dall’interesse al mero ripristino della legalità.

Due notazioni. In primo luogo il Consiglio di Stato, pur dinanzi a valutazioni tecniche dell’amministrazione, non si limita ad un sindacato estrinseco: degli elementi di fatto allegati dall’ente comunale il collegio non verifica solamente l’esistenza ma anche la significatività. In secondo, la presenza di un potere vincolato dell’amministrazione non impedisce ai giudici di esigere il rispetto del legittimo affidamento dell’amministrato.

.

Flavio Valerio Virzì

.

 

Scarica la sentenza

Licenza Creative Commons
Quest’opera di Irpa è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.