Beni culturali

The Institute for the Future of the Book

 

 

 

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L’Istituto per il futuro del libro (“The Institute for the Future of the Book“) raccoglie, già nella denominazione, una sfida oggi più che mai attuale. Quella legata alla scomparsa della pagina cartacea, che “sta lasciando il campo allo schermo interconnesso“.

Frutto dell’iniziativa dell’Annenberg Center for Communication dell’Università della Southern California e con sede a Brooklyn, New York, l’istituto conta all’attivo diversi progetti tematici e un forum di discussione. Alla struttura centrale si affiancano alcuni “rami” indipendenti, a New York, Londra e Brisbane; il ramo newyorchese, in particolare, è affiliato con le “Libraries” della New York University.

L’Istituto si prefigge il fine di assicurare – nei propri limiti – un impatto positivo alla transizione del libro dal formato cartaceo, che ha accompagnato l’umanità per millenni, a quello digitale.

Anche la stessa parola libro (che deriva, come noto, dal termine “liber“, che indicava lo strato più interno della corteccia, sul quale si scriveva, mentre il “volumen” indicava originariamente la striscia di fogli arrotolati attorno a un cilindro di legno – che, se troppo lunga, era divisa in parti o, appunto, “libri”) è oggetto di un diverso inquadramento semantico.

Come si legge significativamente nella mission dell’Istituto, “[f]or the past five hundred years, humans have used print […] to move ideas across time and space. [N]ow, with the advent of computers, we are combining media to forge new forms of expression. For now, we use the word “book” broadly, even metaphorically, to talk about what has come before — and what might come next.”

Il fine è generale, ed è la trasmissione di idee e pensieri superando limiti di spazio e di tempo: “like the printed book, the networked book is not bound by time or space”. Con la differenza che gli strumenti odierni permettono un salto di qualità, mediante la diffusione di conoscenze anche ai non esperti, in modo da favorire un maggiore scambio di idee e, in ultima analisi, un ampliamento dell’intero spettro culturale (“the Institute is deeply concerned with the surrounding forces that will shape the network environment and the conditions of culture“).

Nel rapporto tra tèchne e humanitas, si costruisce una visione complessiva differente, che valorizzi la seconda attraverso gli strumenti offerti dalla prima. Nei rapporti tra fini e mezzi, è chiara l’attribuzione dei ruoli. Così come la direzione da seguire. Un monito, questo, che dovrebbe impegnare le istituzioni pubbliche, in special modo connesse alla istruzione e alla valorizzazione dei beni culturali.

L’iniziativa si apprezza per la capacità di percorrere le strade attuali della diffusione della cultura e del pensiero, scientifico e non. La cultura e i tempi di circolazione dello scritto; le possibilità di sfruttamento dei nuovi mezzi e la diffusione delle conoscenze; l’adattamento di vecchi (e cari) mezzi a una realtà mutata e ancora in corso di evoluzione: sono tutti aspetti sui quali induce a riflettere l’interessante idea sottesa all’istituto, nell’ambito di una  sana tensione volta a comprendere il salto culturale in corso. Che è endogeno (per la mutazione del libro) ed esogeno (per la mutazione sul libro – e dal libro trasmessa alla società). Un passaggio, questo, che disegna un orizzonte senz’altro più vasto rispetto alla sola dinamica economica connessa alla dematerializzazione dei mezzi di scrittura.

Proteggendo il mezzo per eccellenza che, storicamente, ha trasmesso i contenuti culturali, senza guardare indietro rimpiangendo presunte età dell’oro, si attualizza il discorso dei mezzi in uso, per restituire alla tecnica del networking tutta la sua vitalità e la sua capacità diffusiva all’interno del corpo sociale.

In un momento di ridefinizione del sistema della informazione nel suo insieme, la comprensione delle nuove dinamiche permette di comprendere caratteri strutturali e tendenze delle attività svolte (così come gli assetti dell’impresa dell’editoria e delle professioni legate all’informazione, nel quadro dipinto da recenti indagini di settore come quella dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, denominata “Informazione e Internet in Italia. Modelli di business, consumi, professioni”) .

Evidenziare tali caratteri strutturali, di fondo, consentirà di percorrere nuove strade con sapienza e cognizione di causa, senza arresti forzati e con l’intento di sfruttare le potenzialità del mezzo. Correggendone i limiti, naturalmente, posto che l’ottimo paretiano è un sentiero sempre difficile da percorrere.

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Bruno Carotti

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 Visita il sito dell’Istituto: http://futureofthebook.org/

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