Commenti

Rifugiati: pubblicato in Gazzetta il decreto che disciplina le procedure di riconoscimento e revoca dello status

 

gazzetta


 

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 2014 del 15 settembre 2015, il Decreto Legislativo 18 agosto 2015, n. 142 di attuazione della direttiva 2013/33/UE recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, nonché della direttiva 2013/32/UE, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale.

Il decreto, in vigore dal 30 settembre 2015, si applica ai cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea ed agli apolidi richiedenti il riconoscimento dello “status di rifugiato” o lo “status di protezione sussidiaria”, nel territorio nazionale, comprese le frontiere e le relative zone di transito, nonché le acque territoriali (artt. 1 e 2).

Il sistema di accoglienza è articolato in due diverse fasi. Nella prima fase il richiedente è accolto nei centri governativi di prima accoglienza, ove permane per il tempo necessario all’espletamento delle operazioni di identificazione, alla verbalizzazione della domanda di protezione ed all’avvio della procedura della medesima domanda, nonché all’accertamento delle condizioni di salute (art. 9). In tali centri, sottolinea l’art. 10, “sono assicurati il rispetto della sfera privata, comprese le differenze di genere, delle esigenze connesse all’età, la tutela della salute fisica e mentale dei richiedenti, l’unità dei nuclei familiari composti dai coniugi e da parenti entro il primo grado, l’apprestamento delle misure necessarie per le persone portatrici di particolari esigenze di cui all’art. 17″, vale a dire, “i minori, i minori non accompagnati, i disabili, gli anziani, le donne in stato di gravidanza, i genitori singoli con figli minori, le vittime della tratta di esseri umani, le persone affette da gravi malattie o da disturbi mentali, le persone per le quali è stato accertato che hanno subito torture, stupri o altre forme di violenza psicologica, fisica o sessuale o legata all’orientamento sessuale o all’identità di genere, le vittime di mutilazioni genitali”.

Nella seconda fase di accoglienza, che riguarda solamente coloro che abbiano formalizzato la domanda e risultino privi di mezzi sufficienti a garantire una qualità di vita adeguata per il sostentamento proprio e dei propri familiari, viene dato accesso alle misure del “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati” (SPRAR) predisposto dagli enti locali. Tali misure sono assicurate per tutta la durata del procedimento di esame della domanda da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale (art. 14).

Il procedimento relativo all’accoglimento è scandito da tre momenti: 1) la questura rilascia al richiedente un permesso di soggiorno per richiesta asilo (ovvero l’attestato nominativo, in caso di trattenimento presso un CIE o presso un CARA) valido nel territorio nazionale per sei mesi e rinnovabile sino alla decisione della domanda (art. 4); 2) il prefetto, sentito il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno, invia il richiedente nelle strutture di prima accoglienza (art. 9); 3) la prefettura, valutata la disponibilità di posti all’interno del SPRAR, provvede all’invio del richiedente nelle strutture di seconda accoglienza (art. 15).

È opportuno sottolineare come il procedimento, così come delineato, non lascia spazio alla decisione dell’amministrazione procedente circa l’ammissione del richiedente al sistema di accoglienza; la discrezionalità del prefetto, in particolare, sembrerebbe essere circoscritta: a) alla scelta del centro di prima accoglienza; b) alla valutazione della sussistenza di mezzi sufficienti al sostentamento per l’accesso alla seconda accoglienza. In entrambi i casi, però, opportunamente, il legislatore è intervenuto ad irregimentare la scelta discrezionale dell’autorità prefettizia che, nella prima fase, dovrà tenere conto delle particolari esigenze di cui all’art. 17,  e nella seconda fase, dovrà valutare la sussistenza dei mezzi di sostentamento con riferimento al parametro dell’importo annuo dell’assegno sociale.

A ben vedere, tuttavia, l’intero sistema dell’accoglienza è messo a repentaglio, ancor prima dell’apertura del predetto procedimento, dalla decisione altamente discrezionale circa il trattenimento all’interno dei CIE che, ai sensi dell’art. 6, l’amministrazione può disporre per i richiedenti che “costituiscono un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica”. La stessa clausola è ripresa dall’art. 23, che individua i casi in cui il prefetto può disporre la revoca delle misure di accoglienza.

Flavio Valerio Virzì

Scarica il D.lgs. n. 141 del 2015