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Procedure selettive e anonimato

 

 

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Con tre decisioni parallele (Sez. III-bis, 16 giugno 2015, n. 8421, 8423, 8424), il Tar Lazio torna sul tema della regolarità dei concorsi pubblici e, nella specie, delle prove selettive per volte all’ammissione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Le doglianze concernono la violazione del principio dell’anonimato, e le regole che lo governano. Il Collegio ha così modo di compiere una distinzione tra modalità concrete di svolgimento delle prove (da analizzare caso per caso) e assicurazione del principio (la cui osservanza va garantita (da garantire anche in astratto).

Da un lato, il Tar si pronuncia sull’apposizione del codice a barre, che consente l’automatica associazione dei nominativi all’elaborato. In merito, rileva che “di per sé sola, la circostanza dell’apposizione del ”codice a barre” tanto sulla scheda delle risposte quanto sulla scheda anagrafica non sia tale da integrare la violazione dei principi dell’anonimato, qualora non ricorrano, in concreto, ulteriori indizi tali da potere, anche solo astrattamente, insinuare il dubbio della segretezza della procedura concorsuale“.

Dall’altro, con conclusioni di senso opposto, giunge all’annullamento della graduatoria. Il motivo è dato proprio dalla possibile lesione, sul piano meramente astratto, del principio dell’anonimato, che si produce per una circostanza specifica: la apposizione del documento di identità dei candidati venisse sul banco di prova. Ciò, infatti, consente l’associazione dell’elaborato al singolo con uno scostamento giudicato illegittimo, in quanto “il principio di imparzialità e trasparenza nello svolgimento delle prove selettive ad evidenza pubblica” richiede una osservanza anche “in astratto“.

La conseguenza è l’annullamento della graduatoria formata a seguito della prova di ammissione ai corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia e in odontoiatria e protesi dentaria, relativa al 2014. È da notare, in merito, che l’accoglimento del ricorso comporta l’ammissione dei ricorrenti al corso di laurea, “anche in sovrannumero“, e “senza pregiudizio dei candidati utilmente inseriti in graduatoria“. Si tempera così l’effetto della pronuncia rispetto alle situazioni degli idonei, “vanificando”, contestualmente, il numero chiuso prescritto dall’ateneo.

Il Collegio definisce il ricorso con sentenza in forma semplificata, ai sensi dell’art.74 C.p.a.., “in considerazione dei molteplici precedenti conformi della Sezione con riferimento alla graduatoria unica nazionale” oggetto di impugnazione. Le pronunce, infatti, costituiscono un consolidamento di orientamenti precedenti.

In dettaglio, la sentenza richiama le argomentazioni delle Adunanze Plenarie n. 26, 27 e 28 del 2013, che in generale avevano qualificato “la garanzia e l’effettività dell’anonimato quale elemento costitutivo dell’interesse pubblico primario al cui perseguimento tali procedure selettive risultano finalizzate”.

Se le richiamate Adunanze, poi, avevano segnato un “iniziale orientamento sfavorevole” circa l’apposizione del codice a barre, l’evoluzione successiva della giurisprudenza e gli “approfondimenti di merito” della questione hanno condotto a ritenerne legittimo l’uso (Tar Lazio, Sez. III, sent. 10 marzo 2015, n. 3984).

Infine, il Collegio richiama un orientamento decennale, ormai pacificamente affermato e risolutivo delle questioni come quella dedotta in controversia, e concernente il rapporto tra la delicata fase di correzione e la prossimità dei documenti di identità dei candidati (Consiglio di Stato, Sez. VI, 5 gennaio 2005, n. 15).

L’esercizio compiuto appare in linea con un’applicazione ragionevole dei criteri che presidiano i concorsi pubblici. Se da un lato, infatti, si ammette l’utilizzo di procedure meccaniche e tecnologiche, che facilitano le procedure dei “grandi numeri” e la loro velocizzazione – dall’altro si presidiano i principî che governano la materia, difendendoli anche in caso in cui si ravvisi un mero pericolo nella correttezza dello svolgimento delle prove. Un presidio che, nei tratti del “sistema vivente”, non può che essere accolto con favore.

 

Bruno Carotti

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Tar Lazio, sent. n. 8421/2015, n. 8423/2015, n. 8424/2015

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