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L’Oxford Handbook of Comparative Constitutional Law

Gli studi di diritto costituzionale comparato hanno almeno due secoli di vita (l’interesse per essi ebbe inizio con i due processi costituenti, quello americano e quello francese) ed hanno avuto uno straordinario sviluppo a partire dalla seconda guerra mondiale. Finora, tuttavia, non era stata dedicata ad essi una trattazione tanto ampia quanto il recente «Oxford Handbook of Comparative Constitutional Law», curato da un costituzionalista americano (ma attivo anche in Francia) Michel Rosenfeld, e uno ungherese (ora giudice alla Corte di Strasburgo) András Sajó (Oxford University Press, 2012, 1396, Isbn: 9780199578610).

Si tratta di un’opera tanto sistematica quanto originale, fin nella struttura. Infatti, i 64 contributi che la compongono sono disposti in nove partizioni, intitolate storia, metodologia e tipologia, idee, processi, architettura, significati, istituzioni, diritti, diritti che si sovrappongono, tendenze. In ognuna delle partizioni sono raccolti scritti che arano sistematicamente il campo: ad esempio, nella parte relativa ai diritti sono analizzati la libertà di espressione, quella di religione, quella di associazione, la «privacy», l’eguaglianza, la cittadinanza, i diritti socio-economici e quelli economici.

Questa eccezionale silloge si caratterizza per tre aspetti peculiari. In primo luogo, essa si apre e si chiude con l’esame dei prestiti e dei trapianti. Segno che i curatori sono partiti da un’idea opposta a quella dominante nelle culture impregnate di positivismo normativistico, che è quella della necessaria nazionalità dei diritti. Curatori e autori di questo prezioso volume sono invece persuasi che istituti e idee costituzionali non sono solo e necessariamente radicati in ordini giuridici statali e chiusi. Donde trattazioni che seguono percorsi diversi da quelli soliti, fondati su tipi nazionali.

Il secondo aspetto importante è legato al primo. Tutte le trattazioni prescindono dalle consuete tipologie (paesi a diritti civile-paesi a «common law», famiglie giuridiche) ma sono piuttosto orientate all’esame di problemi, all’interno dei quali riemergono sia le differenze nazionali, sia le convergenze e la circolazione degli istituti.

La terza peculiarità è quella di mettere in primo piano istituti e idee, in secondo piano organi, come Parlamento ed esecutivo (ma non sistema giudiziario, che, invece, occupa in varie partizioni un posto importante). Vi sono — è vero — due capitoli, uno sul presidenzialismo, uno sul parlamentarismo, ma il binomio parlamento — governo ha un posto minore nella complessiva trattazione. Segno di un orientamento proprio della cultura americana, che mette in primo piano il diritto prodotto dai giudici rispetto a quello prodotto dagli altri agenti principali della costituzione. Così passano in secondo piano le consuete tipologie dei regimi politico-costituzionali.

In conclusione, questo volume fornisce una mappa dei concetti, degli istituti e dei processi principali del diritto costituzionale nel mondo e traccia, nello stesso tempo, un bilancio delle ricerche sulla vasta tematica.

Sabino Cassese

(pubblicata in Riv. trim. dir. pubbl. n. 3/2012)