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Le Sezioni Unite si pronunciano sul riparto di giurisdizione nelle controversie concernenti l’applicazione della “legge Severino”

 

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Con ordinanza n. 26815-2014 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono pronunciate sul riparto di giurisdizione relativo all’impugnazione del provvedimento, emesso ai sensi dell’art. 11, comma 1, lettera a), d.lgs. n. 235 del 2012, c.d. legge Severino, di sospensione di diritto dalla carica di un amministratore locale che abbia riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all’art. 10 del predetto decreto.

Ripercorrendo le argomentazioni del Procuratore Generale, le Sezioni Unite rammentano innanzitutto i diversi orientamenti emersi presso la giurisprudenza amministrativa sulla questione. Per un primo indirizzo sarebbe sussistente la giurisdizione del giudice amministrativo: in via meramente delibativa e limitandosi ad un mero accenno al fatto che la sospensione “non incide in via definitiva sul diritto di elettorato passivo ma, allo stato, sull’esercizio del mandato”; ovvero valorizzando la circostanza che l’effetto sospensivo si determina esclusivamente “una volta emanato il decreto prefettizio”, non essendo la condanna sufficiente a determinare la sospensione, occorrendo “un’indefettibile presupposta attività di verifica e di controllo i cui esiti convergono in un atto di natura provvedimentale che, integrando il precetto normativo, ne determina l’applicazione al caso concreto”. Per un secondo indirizzo la giurisdizione spetterebbe al giudice ordinario: sostenendo che le controversie concernenti la decadenza, l’ineleggibilità e l’incompatibilità, in quanto hanno ad oggetto questioni inerenti l’elettorato passivo, come tali, concernono la tutela di posizioni di diritto soggettivo perfetto ed hanno ritenuto che “la sospensione dalla carica sia assimilabile, per continenza” a queste.

Quest’ultimo è l’orientamento cui le Sezioni Unite, in linea con le conclusioni del P.G., aderiscono; per le S.U. “il provvedimento di sospensione incide sul diritto di elettorato passivo, atteso che questo non si esaurisce con la partecipazione all’elezione, ma, ovviamente, si estende allo svolgimento delle funzioni per le quali si è stati eletti. Il provvedimento amministrativo che venga a disporre la sospensione dalla carica per il periodo di diciotto mesi, dunque incide direttamente su tale diritto soggettivo“. Né varrebbe obiettare che la questione pone un problema di bilanciamento tra il diritto di elettorato passivo e il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, secondo la Corte “il bilanciamento tra i due valori costituzionali risulta effettuato dal legislatore nel senso della chiara prevalenza della riferibilità del provvedimento alla sfera dell’elettorato passivo. Invero, nella configurazione legislativa dell’istituto non è attribuita alla p.a. alcuna discrezionalità in ordine all’adozione del provvedimento di sospensione; la sospensione opera di diritto al solo verificarsi delle condizioni legislativamente previste e per il tempo previsto dal legislatore; al Prefetto non è attribuito alcun autonomo apprezzamento in ordine all’adozione del provvedimento di sospensione e non è consentito di modularne la decorrenza o la durata sulla base della ponderazione di concorrenti interessi pubblici“.

Flavio Valerio Virzì

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