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La notificazione per pubblici proclami e il principio del giusto processo

 

 

logo ECHRLa Corte europea dei diritti dell’Uomo ha recentemente analizzato la tematica della compatibilità tra la notificazione fatta per pubblici proclami e il principio del giusto processo garantito dall’articolo 6, paragrafo 1, della CEDU. L’occasione è stata offerta da un ricorso proposto da un cittadino sloveno che lamentava la violazione del predetto principio in relazione, tra l’altro, alla mancata corretta comunicazione di un’udienza inerente una procedura fallimentare. In particolare, il ricorrente osservava che la pubblicazione nella gazzetta ufficiale nazionale non costituiva un modo appropriato di informare le parti di un procedimento giudiziario, specialmente in relazione a procedimenti di lunga durata.

Al fine di bilanciare l’interesse ad un’amministrazione effettiva della giustizia con l’interesse proprio del ricorrente, la Corte di Straburgo ha rilevato che le misure che consentono l’affissione nei locali degli uffici giudiziari o la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle decisioni giudiziarie possono rispondere al legittimo interesse di realizzare la rapidità e l’efficienza in procedure complesse e in cui vi siano una pluralità di parti. Tuttavia, nel caso di specie, l’udienza innanzi alla corte slovena (i) era uno snodo cruciale della procedura fallimentare in cui era parte il ricorrente, poiché ne avrebbe determinato l’ammissione al passivo fallimentare, e (ii) era stata posticipata di oltre otto anni rispetto all’azione del ricorrente, al quale erano state altresì date rassicurazioni in merito all’ottenimento di informazioni da parte degli uffici giudiziari preposti.

L’affidamento del ricorrente aveva determinato, di fatto, la mancata conoscenza dell’udienza, nella specie non imputabile a negligenza dello stesso, ma alla responsabilità dello stato sloveno, che non aveva predisposto rimedi efficaci per una tale situazione. Inoltre, la Corte ha ritenuto del tutto irragionevole imporre al ricorrente di consultare regolarmente la bacheca degli avvisi della corte (peraltro collocata in luogo diverso da quello di residenza), o di accedere ad ogni numero della gazzetta ufficiale. La Corte ha dunque concluso asserendo la violazione del principio del giusto processo.
 
 

Giuseppe Sciascia

 
 
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