Commenti

La Corte di Strasburgo condanna l’Italia per la violazione dei diritti delle coppie omosessuali

 

.

.

La Corte di Strasburgo si è pronunciata sulla compatibilità della legislazione italiana con alcuni articoli della CEDU, e, in particolare, sull’assenza, nel nostro ordinamento, di una disciplina che riconosca il valore giuridico di legami stabiliti da individui dello stesso sesso.

echr

I sei ricorrenti lamentavano, nella specie, una discriminazione basata sul loro orientamento sessuale, costituente una violazione degli articoli 8, 12 e 14 della CEDU.

Nella propria sentenza, la Corte di Strasburgo ha richiamato la giurisprudenza nella quale ha consolidato il concetto di “vita familiare”, inteso come comprensivo della relazione tra coppie conviventi del medesimo sesso (Schalk and Kopf v. Austria – sentenza del 24 giugno 2010, causa 30141/04), nonché le raccomandazioni delle maggiori istituzioni dell’Unione europea che raccomandavano agli Stati membri il riconoscimento di uno statuto giuridico pieno a tali unioni. La Corte ha affermato che lo status legale delle coppie dello stesso sesso in Italia non consente una tutela sufficientemente affidabile; inoltre, il valore del riconoscimento delle unioni civili da parte delle autorità locali è meramente simbolico, non attribuendo specifici diritti ai soggetti interessati. I giudici di Strasburgo hanno inoltre evidenziato come il legislatore italiano si sia sottratto ai frequenti moniti espressi dalle giurisdizioni superiori nazionali circa il riconoscimento di un effettivo regime di tutela legale delle coppie omosessuali, espressione di un sentimento diffuso nella stessa comunità dei cittadini.

In conclusione, la Corte di Strasburgo ha ritenuto violato l’articolo 8 della CEDU da parte dello stato italiano. Tre giudici della Corte hanno votato in favore della violazione dell’articolo 8 della CEDU, in accordo a un differente iter argomentativo.

La sentenza, cui è annessa la concurring opinion dei giudici Mahonei, Tsotsoria e Vehabović, può essere scaricata qui.

.

.

Giuseppe Sciascia

.

.

Licenza Creative Commons
Quest’opera di Irpa è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

.

.

.