Commenti

La Corte di Giustizia europea si pronuncia sullo scudo anti-Spread

 

logo Corte di Giustizia


Con la sentenza del 16 giugno, resa nella causa C-62/14 Gauweiler et al. c. Deutscher Bundestag, la Corte di Giustizia europea si è pronunciata sulla validità delle decisioni del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) relative al Outright Monetary Transactions (OMT), comunemente conosciuto come “scudo anti-spread”.

Il rinvio pregiudiziale riguardava essenzialmente la compatibilità della misura OMT con gli artt. 123 e 127 TFUE. Quest’ultima disposizione, innanzitutto, rammenta la Corte, individua l’obiettivo principale della politica monetaria dell’Unione europa – di cui è responsabile il Sistema delle banche centrali (SEBC) e la BCE – nel mantenimento della stabilità dei prezzi; ebbene secondo i giudici europei “l’idoneità del SEBC ad influire sull’evoluzione dei prezzi mediante le sue decisioni di politica monetaria dipende, in larga misura, dalla trasmissione degli impulsi che esso emette sul mercato monetario ai vari settori dell’economia. Di conseguenza, un funzionamento deteriorato del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può rendere inoperanti le decisioni del SEBC in una parte della zona euro e mettere così in discussione l’unicità della politica monetaria. Inoltre, poiché un funzionamento deteriorato del meccanismo di trasmissione altera l’efficacia delle misure adottate dal SEBC, la capacità di quest’ultimo di garantire la stabilità dei prezzi ne risulta necessariamente pregiudicata. Pertanto, le misure intese a preservare tale meccanismo di trasmissione possono essere ricondotte all’obiettivo principale definito all’articolo 127, paragrafo 1, TFUE” . In tal senso, precisa peraltro la Corte, è vero che lo OMT potrebbe contribuire alla stabilità della zona euro, che propriamente rientra nella politica economica, sennonché “una misura di politica monetaria non può essere equiparata ad una misura di politica economica per il solo fatto che essa è suscettibile di avere effetti indiretti sulla stabilità della zona euro”.

Ricondotta nell’ambito della politica monetaria compatibile con l’art. 127 TFUE, la misura OMT viene vagliata alla luce del principio di proporzionalità, che per la Corte è pienamente rispettato: secondo i giudici europei  lo scudo anti-spread può ritenersi meccanismo idoneo, necessario ed adeguato rispetto agli obiettivi perseguiti. In primo luogo, “l’acquisto, sui mercati secondari, di titoli del debito pubblico degli Stati membri interessati dai tassi di interesse considerati estremi dalla BCE è idoneo a contribuire alla diminuzione di tali tassi dissipando i timori ingiustificati di collasso della zona euro, e dunque ad avere una parte nel ribasso o addirittura nella scomparsa dei premi di rischio eccessivi”; in secondo luogo, “il programma controverso nei procedimenti principali consente l’acquisto di titoli di Stato sui mercati secondari soltanto nella misura in cui esso sia necessario per raggiungere gli obiettivi di detto programma, e che tali acquisti cesseranno una volta raggiunti questi obiettivi”; infine, “è importante rilevare che il SEBC ha ponderato i diversi interessi in gioco in modo da evitare effettivamente che possano prodursi, in occasione dell’attuazione del programma considerato, inconvenienti manifestamente sproporzionati rispetto agli obiettivi perseguiti da quest’ultimo”. 

Rimane allora da considerare la compatibilità tra OMT e art. 123 TFUE, che vieta alla BCE ed al SEBC di concedere forme di facilitazione creditizia agli organismi pubblici dell’UE e degli Stati membri e, precisamente, di acquistare presso essi titoli del loro debito. Secondo la Corte, proprio dalla lettera della menzionata disposizione, deriverebbe “la facoltà, per il SEBC, di riacquistare, presso i creditori di tale Stato, titoli in precedenza emessi da quest’ultimo”, se pure con l’avvertenza per cui “il SEBC non può validamente acquistare titoli di Stato sui mercati secondari in presenza di condizioni che conferiscano, in pratica, al suo intervento un effetto equivalente a quello dell’acquisto diretto di titoli del debito pubblico presso le autorità e gli organismi pubblici degli Stati membri, rimettendo così in discussione l’efficacia del divieto enunciato all’articolo 123, paragrafo 1, TFUE” e, dunque, con la conseguenza che “quando la BCE procede all’acquisto di titoli di Stato sui mercati secondari, deve circondare il proprio intervento di garanzie sufficienti per conciliarlo con il divieto di finanziamento”: garanzie che nel meccanismo anti-spread sono presenti.

23-06-2015

Flavio Valerio Virzì

Scarica sentenza

Licenza Creative Commons
Quest’opera di Irpa è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.