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Il terzo pilastro dell’unione bancaria: lo schema europeo di assicurazione dei depositi

La Commissione europea ha presentato una proposta di Regolamento in materia di assicurazione dei depositi bancari, terzo pilastro dell’European banking union e complemento dei due meccanismi di vigilanza e di risoluzione istituiti dai Regolamenti (UE) 1024/2013 e 806/2014. La proposta della Commissione europea consiste nell’inserimento di una disciplina ad hoc proprio all’interno di quest’ultimo regolamento, dedicato alla regole e alle procedure per la risoluzione degli entri creditizi e di talune imprese di investimento (c.d. single resolution mechanism). L’European Deposit Insurance Scheme (EDIS) si affiancherà ai sistemi nazioni di garanzia dei depositi (DGS) attualmente previsti dalla Direttiva 2014/49/EU, garantendo quindi un livello più elevato di tutele patrimoniali a fronte dell’emersione di rischi di default per gli enti creditizi europei.

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Nelle intenzioni della Commissione, l’EDIS contribuirà a ridurre il vicious circle tra rischio sovrano e banche, ossia quel collegamento tra la stabilità di uno stato e le banche operanti al suo interno che ha contribuito a generare e amplificare la crisi europea del debito sovrano. In tal senso, l’EDIS si pone in linea di continuità con gli altri due pilastri dell’unione bancaria, così contribuendo sia al perseguimento degli obiettivi di stabilità finanziaria all’interno dell’Unione, sia alla creazione di un mercato più competitivo e di un sistema bancario più propenso all’erogazione di credito in ragione dei ridotti costi di funding. L’EDIS intende inoltre colmare l’asimmetria rappresentata dalla contemporanea esistenza di meccanismi unici di vigilanza e risoluzione a livello dell’Unione, da un lato, e di schemi di garanzia dei depositi esclusivamente nazionali, dall’altro.

La base legale per la proposta di regolamento è rappresentata dall’articolo 114 TFUE, in linea di continuità con il regolamento 806/2014. L’integrità e il miglioramento del funzionamento del mercato interno saranno assicurati dall’applicazione di regole uniformi in materia di protezione dei depositi; nell’ottica prospettata dalla Commissione, l’EDIS contribuirà alla rimozione di ostacoli all’esercizio delle libertà fondamentali previste dai Trattati, prevenendo distorsione della concorrenza e assicurando – come già rilevato – l’ordinato funzionamento del mercato finanziario dell’Unione e la sua generale stabilità. Tuttavia, non va dimenticato che l’EDIS non avrà un ambito di applicazione esteso all’intera Unione: in linea con gli altri pilastri dell’unione bancaria, le sue risorse potranno essere impiegate esclusivamente con riferimento agli enti stabiliti nei paesi dell’Eurozona e negli altri stati membri che si avvalgano della clausola di opt-in prevista dal single supervisory mechanism, e che quindi siano già parte dell’unione bancaria.

L’EDIS verrà costituito secondo una progressione trifasica. Nei primi tre anni, l’EDIS opererà come schema di riassicurazione dei DGS nazionali, ed esclusivamente con riferimento a quelle azioni di risoluzione degli enti significativi, ossia soggetti alla diretta supervisione della BCE e risolvibili solo dal Single resolution board. Nei quattro anni successivi, il fondo opererà come co-assicuratore dei fondi nazionali, sicché potrà fornire risorse a copertura degli esborsi da parte dei DGS nazionali in misura di anno in anno crescente, e sino all’80% delle risorse da fornire o effettivamente fornite in caso di risoluzione di un ente creditizio o di liquidity shortfall; a partire da questa fase, l’EDIS coprirà anche le risoluzioni che abbiano un rilievo esclusivamente nazionale, e quindi anche inerenti la risoluzione di banche e imprese di investimento non significant. Al termine del periodo di co-assicurazione, i DSG nazionali saranno pienamente assicurati dalle risorse dell’EDIS, che quindi coprirà l’intero ammontare dei bisogni di liquidità e delle perdite sopportate dagli schemi nazionali in caso di risoluzione degli enti.

Lo schema europeo sarà gestito dal Single resolution board, il quale dovrà essere allertato dai gestori dei DGS nazionali al sopravvenire di eventi che possano determinare l’uso di risorse dell’EDIS. Le risorse del fondo (Deposit Insurance Fund) saranno fornite da tutte le banche potenzialmente beneficiarie, e saranno raccolte in misura progressiva e crescente, sino al raggiungimento del livello-obiettivo finale pari alla somma dei livelli minimi previsti per i DGS nazionali entro la fine del quarto anno del periodo di co-assicurazione.

Giuseppe Sciascia