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Il rinvio pregiudiziale della Corte costituzionale in tema di prescrizione del reato

 

 

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La Corte costituzionale rinvia in via pregiudiziale alla Corte di Giustizia in tema di prescrizione del reato

 

Con una ordinanza del 26 gennaio scorso, la Corte costituzionale, investita da due distinti ricorsi della Corte di appello di Milano e della Corte di cassazione, ha chiesto in via pregiudiziale alla Corte di giustizia se, in forza dell’art. 325 TFUE in tema di repressione delle frodi agli interessi finanziari Ue, come interpretata dalla CGUE nel caso Taricco, il giudice penale sia sempre tenuto a non applicare il regime nazionale in tema di prescrizione del reato, anche ove ciò appaia in contrasto con i principi supremi dell’ordinamento italiano.

Secondo l’art. 325 TFUE,  «1. L’Unione e gli Stati membri combattono contro la frode e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell’Unione stessa mediante misure … che siano dissuasive e tali da permettere una protezione efficace negli Stati membri e nelle istituzioni, organi e organismi dell’Unione. 2.  Gli Stati membri adottano, per combattere contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione, le stesse misure che adottano per combattere contro la frode che lede i loro interessi finanziari»

Secondo quanto affermato dalla CGUE nella recente sentenza Taricco del 2015 (causa C‑105/14), «una normativa nazionale in materia di prescrizione del reato come quella stabilita dal [c.p.p.] –che prevedeva … che l’atto interruttivo … comportasse il prolungamento del termine di prescrizione di solo un quarto della sua durata iniziale – è idonea a pregiudicare gli obblighi imposti agli Stati membri dall’articolo 325, paragrafi 1 e 2, TFUE nell’ipotesi in cui … impedisca di infliggere sanzioni effettive e dissuasive in un numero considerevole di casi di frode grave che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea, … circostanze che spetta al giudice nazionale verificare. Il giudice nazionale è tenuto a dare piena efficacia all’articolo 325, paragrafi 1 e 2, TFUE disapplicando, all’occorrenza, le disposizioni nazionali».

La Corte costituzionale segue un ragionamento articolato, tra l’altro, nei seguenti punti:

 

  • La regola imposta dalla sentenza Taricco ha efficacia retroattiva e presuppone che il giudice nazionale verifichi se il regime nazionale in materia di prescrizione «impedisca di infliggere sanzioni effettive e dissuasive in un numero considerevole di casi di frode grave»
  • Poiché nell’ordinamento italiano il regime di prescrizione del reato ha natura sostanziale, questa regola non è compatibile con i principi costituzionali di determinatezza e irretroattività della legge penale, che rappresentano principi supremi dell’ordinamento.
  • Per essere compatibile con i principi supremi, tale regola andrebbe ulteriormente specificata nel senso di ritenerla applicabile «solo se è compatibile con l’identità costituzionale dello Stato membro», valutazione spettante volta per volta alla Corte costituzionale;
  • Questa impostazione non contrasterebbe con le esigenze di uniforme applicazione del diritto Ue, in quanto il regime nazionale in materia di prescrizione non riguarda in alcun modo i principi di mutuo riconoscimento e reciproca fiducia;
  • Sebbene il regime italiano in materia di prescrizione offra uno standard di protezione dei diritti più elevato rispetto a quello assicurato dalla Carta UE e dalla Cedu, ciò non può essere rifiutato in quanto non confligge con il primato e l’unità del diritto dell’Ue.

 

In base a questo ragionamento, sottoponeva alla CGUE le seguenti questioni di interpretazione: se l’art. 325, TFUE, come interpretato dalla sentenza Taricco, debba essere interpretato nel senso di imporre al giudice penale di non applicare il regime nazionale in materia di prescrizione del reato anche quando: i) tale omessa applicazione sia priva di una base legale sufficientemente determinata», ii) «nell’ordinamento dello Stato membro la prescrizione è parte del diritto penale sostanziale e soggetta al principio di legalità», iii) tale omessa applicazione sia in contrasto con i principi supremi dell’ordine costituzionale dello Stato membro o con i diritti inalienabili della persona riconosciuti dalla Costituzione dello Stato membro.

La CGUE dovrà, dunque, dare indicazioni ai giudici nazionali sulla portata e i limiti della potestà di non applicazione del regime nazionale in materia di prescrizione delle frodi fiscali in materia di IVA.

L’ordinanza è interessante per almeno due motivi: i) si innesta nel canale di judicial conversation diretta con la CGUE recentemente inaugurata dalla Corte costituzionale; ii) rappresenta una sorta di avviso preventivo di esercizio del potere, che la seconda indirizza alla prima: se non adotti la linea interpretativa che propongo azionerò la teoria dei controlimiti. Resta da vedere quanto la soluzione operativa concretamente proposta, se accettata dalla CGUE, sia effettivamente realizzabile nella vita quotidiana del diritto.

 

 

Marco Pacini

 

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